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E adesso come la mettiamo con quelli che hanno detto e scritto che non bisogna mai dare per morta la Juve perché ti smentisce? E con quelli che con la solita enfasi appena una settimana fa l’avevano riammessa ufficialmente alla corsa per lo scudetto? Seppellita dall’Inter (2-0) sul piano del gioco e delle occasioni, la squadra di Pirlo scivola al quinto posto in classifica, a meno sette dalle milanesi, con la fondata possibilità di sprofondare a meno dieci se questa sera il Milan vince a Cagliari.

E a chi mi ricorda che la Juve ha una partita da recuperare replico che, giocando così, perderà anche quella. Si tratta, infatti, di affrontare il Napoli (che adesso ha un punto in più ed è terzo), ieri stritolatore della Fiorentina, e che mercoledì salirà a Reggio Emilia per contendere a Madama la Supercoppa italiana. Possibile che in tre giorni i bianconeri raccolgano due sconfitte dolorose (questa, con l’Inter, lo è particolarmente) e siano costretti a riflettere su un futuro assai buio. Quando a bocce ferme dicevo che la Juve rischiava di non arrivare tra le prime quattro (ha nove punti in meno rispetto al campionato precedente quando era prima) venivo preso a male parole (anche adesso se è per questo). Invece era (ed è) la triste realtà. Solo Delneri (31 punti) ha fatto peggio di Pirlo (33) dopo 17 gare.

L’Inter ha vinto di netto, affondando il coltello due volte. Nel primo caso - massimo dello scorno - ha segnato Vidal di testa superando Danilo. Nel secondo, in una difesa scoperchiata e con Frabotta (come mai solo adesso ci si accorge che è inadeguato?) inspiegabilmente fuori posizione, Barella ha bucato Szczesny sull’angolo alto alla sua destra.

Pirlo aveva molte assenze, soprattutto in difesa (Cuadrado, de Ligt, Alex Sandro, oltre a Dybala), ma Chiellini è stato il migliore in senso assoluto, annullando Lukaku, prodigandosi anche dove gli altri non arrivavano e confermandosi il marcatore italiano più efficace. 

Il problema, per me, è stato il centrocampo dove la Juve andava a due all’ora anche quando è stata sotto, cioé dal 12’ del primo tempo. Pessimo Rabiot, insufficiente Bentancur perché con la palla tra i piedi i due l’hanno giocata solo orizzontalmente o per tocchi sul breve. Senza palla, invece, si sono fatti o infilare dai lanci dei difensori o dagli inserimenti di Barella

Davanti male tutti, ma Ronaldo più degli altri. In campionato è in stato larvale da tre partite, ma per le masse basta un gol (come quello al Sassuolo) per ritenerlo comunque intoccabile. 

Eppure la Juve, al contrario di quel che dice Pirlo, aveva cominciato meglio dell’Inter e nei primi dieci minuti aveva preso l’iniziativa e segnato (con Ronaldo) un gol annullato per fuorigioco (Chiesa). Poi si è spenta la luce. E soprattutto dalla parte di Frabotta, dove oltre ad Hakimi, si inseriva Barella, sono venuti spunti e occasioni. 

Prima di tutto, però, c’è stato il gol. Naturalmente su cross di Barella, naturalmente su mancata opposizione di Frabotta, meno naturalmente su colpo di testa di Vidal, uno che fino a domenica i gol li sbagliava. Ma dopo avere fatto centro in Coppa Italia, su rigore, a Firenze, ha concesso il bis a San Siro. 

Da quel momento in avanti è stato un monologo dell’Inter con occasioni per Lautaro (23’ contropiede dei nerazzurri con conclusione di Lukaku respinta da Handanovic), ancora Lautaro (31’ fuori), di nuovo Lukaku (37’ assist di Barella, conclusione centrale).

Non posso scrivere che la Juve è stata in balìa dell’Inter, ma devo ribadire che ad ogni allungo dei nerazzurri è corrisposto un pericolo. Con un Lautaro più preciso la partita si sarebbe chiusa già nel primo tempo, ma sono bastati sei minuti della ripresa per stabilire quale fosse la squadra più debole e come sia ridotta la Juve attuale. Un rilancio di Bastoni, naturalmente a palla scoperta, ha trovato Bonucci piantato a trequarti campo e Frabotta davanti alla presunta linea difensiva. Ora, a parte la mancanza assoluta di marcature preventive, anche i sassi sanno che su palla scoperta si scappa indietro. Niente, esattamente come a Roma, fronte giallorosso, la Juve ha permesso a Barella di involarsi solitario verso Szczesny e di colpirlo con sadica precisione.

Fine dei giochi. Per Frabotta, infortunato, è entrato Bernardeschi, McKennie ha rilevato Rabiot, Kulusevski ha preso il posto di Ramsey, un altro mistero del calcio (oltre a Pirlo, l’anno passato lo lodava senza ritegno anche Sarri).

L’Inter avrebbe potuto affondare e se non l’ha fatto non è stato per intercessione, ma perché Brozovic e Lautaro avevano la mira storta. 

L’unico tiro in porta veramente pericoloso, la Juve l’ha sferrato all’87’ con Chiesa. Handanovic, con un tuffo radente, è arrivato a deviare con una mano.

Il derby d’Italia, dopo una lunga tirannìa sabauda, sorride a Milano. Ma non è un caso. E, soprattutto, prevederlo non era difficile.



IL TABELLINO

Inter-Juventus 2-0

Marcatori: 12’ Vidal, 7’ s.t. Barella

Assist: 12’ Barella, 7’ s.t, Bastoni.

Inter: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Hakimi, Barella, Brozovic, Vidal (dal 32’ s.t. Gagliardini), Young (dal 17’ s.t. Darmian); Lukaku, Lautaro (dal 41’ s.t. Sanchez).

Juventus: Szczesny; Danilo, Bonucci, Chiellini; Chiesa, Rabiot (dal 13’ s.t. McKennie), Bentancur, Ramsey (dal 13’ s.t. Kulusevki), Frabotta (dal 13’ s.t. Bernrdeschi); Morata, Ronaldo.

Ammoniti: Bonucci (J), Young (I), Morata (J), Barella (I)

Espulsi:

Arbitro: Daniele Doveri (della Sezione di Roma 1)