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Una figuraccia. L’Italia campione d’Europa viene umiliata a Wembley dall’Argentina (3-0), davanti a novantamila persone, che la provocano con i fischi (gli inglesi non hanno ancora digerito la sconfitta nella finale casalinga) e la dileggiano con gli olé (gli argentini sono in maggioranza), accompagnandone lo schianto nella cosiddetta Finalissima tra campioni. Stravincono i campioni del Sudamerica che hanno dominato dall’inizio alla fine (nel secondo tempo l’Italia non è esistita), mostrando un gioco aggressivo (ottimo pressing), giocate sopraffine (un Messi tornato ai suoi livelli migliori) e una qualità complessiva che ha pochi eguali nel mondo. Non so se l’Argentina possa essere considerata una delle favorite del prossimo mondiale in Qatar, ma certo in questo momento la sua candidatura è autorevole. L’Italia non c’è più. E Roberto Mancini, che aveva mezza squadra in infermeria (tutto il tridente davanti più Chiesa, più Verratti senza attardarsi sulle seconde linee) non sa più che pesci pigliare.

 
NON C’E’ FINE AL PEGGIO - Per me la Nazionale non ha ancora elaborato l’eliminazione dal Mondiale, una mazzata che ha lasciato il segno su orgoglio e autostima. Inoltre, la condizione atletica è deficitaria e influisce anche negli atteggiamenti in campo: pochissimo pressing, molti contrasti persi, nessuna capacità di imporre l’uno contro uno. È fine stagione, ma noi sembriamo a pezzi. Se non siamo tornati indietro di quattro anni, poco ci manca. E, purtroppo, incombono su di noi le partite della Nations League che potrebbero essere esiziali per un gruppo sbandato e confuso, demoralizzato e arrendevole. Il problema non è neppure chiedersi da chi ripartire. Visto ieri sera, Leonardo Bonucci dovrebbe seguire l’esempio di Chiellini (pessimo addio) e lasciare l’azzurro. Ma il problema è con chi sostituirlo: se Bastoni è una certezza, Acerbi, nel suo ultimo anno alla Lazio, ha deluso. Per non parlare del romanista Mancini, un centrale mediocre che ha la sola fortuna di essere allenato da Mourinho.
 
LA PARTITA - Perdere dall’Argentina era probabile, ma consegnarsi totalmente, dopo appena venti minuti di partita, lascia interdetti. Messi non ha segnato solo perché Donnarumma, nella ripresa, ha respinto tre suoi tiri destinati in rete. Ma il capitano dell’Albiceleste ha ispirato il primo gol (28’) realizzato da Lautaro e mostrato una classe che è diventata sinonimo anche di continuità. Non lampi, ma un’illuminazione a giorno che ha ammutolito gli azzurri (specialmente Di Lorenzo sul primo gol). Tuttavia, l’Italia aveva regalato palla in uscita e Lo Celso aveva potuto recapitarla sui piedi di Messi che ne ha fatto l’uso migliore. L’errore peggiore, però, è stato di Bonucci in occasione del secondo gol (45’). Su lancio del portiere argentino, il centrale della Juventus (già ammonito per una gomitata aerea a Messi) si è fatto superare da Lautaro che gli è scappato un metro oltre la linea di centrocampo. Bonucci l’ha rincorso goffamente non potendo abbatterlo o trattenerlo per la maglia (sarebbe scattato il rosso). Così l’attaccante interista è arrivato fino all’area di rigore dove ha fatto filtrare la palla alle spalle di Chiellini, cui non si possono imputare gli acciacchi dell’età. Di Maria è sbucato davanti a Donnarumma e lo ha infilzato con un pallonetto di sinistro. Detto che anche Donnarumma è parso in ritardo, va sottolineata la prodezza di Di Maria, il quale, ad inizio di ripresa, ha impegnato due volte Donnarumma in parate decisive.
 
I CAMBI E IL 3-0 - Mancini, intanto, ha operato tre cambi: Lazzari per Chiellini (con Di Lorenzo secondo centrale e il laziale a destra), Scamacca per Belotti (involuto e inconcludente), Locatelli per Bernardeschi (la solita pappa fredda). Poi, visto che l’Argentina spadroneggiava a centrocampo, il ct ha inserito Spinazzola schierando la difesa a cinque. Lazzari a destra, Spinazzola a sinistra, Di Lorenzo, Bonucci e Emerson (poi rilevato da Bastoni) in mezzo. Ma le occasioni erano sempre dei nostri avversari: Di Maria, dopo un macroscopico errore di Emerson, ha servito Lo Celso capace di mettere sull’esterno della rete a porta svuotata. Poi, Messi, rubata palla a Jorginho ha cominciato il suo show che solo Donnarumma ha potuto arginare. Lo Celso, prima di uscire per Dybala (90’), ha mancato ancora il gol (salvataggio di Bastoni). Così toccava proprio all’ex juventino conficcare il fioretto nel cuore dell’Italia: Messi provava a saltare mezza difesa azzurra, la palla finiva a Dybala che di sinistro metteva dentro.
 
La prima Finalissima della storia, con tanto di Coppa e medaglie, finisce all’Argentina. L’Italia cerca di guardare lontano, ma non vede l’orizzonte. 

IL TABELLINO 


Italia-Argentina 0-3 (0-2)

Marcatori: 28′ pt Lautaro Martinez, al 45+2′ pt Di Maria, al 45+4′ st Dybala

ITALIA (4-3-3): Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini (dal 1′ st Lazzari), Emerson (dal 32′ st Bastoni); Pessina (dal 17′ st Spinazzola), Jorginho, Barella; Bernardeschi (dal 1′ st Locatelli), Belotti (dal 1′ st Scamacca), Raspadori. 
A disposizione: Cragno, Meret, Acerbi, Cristante, Florenzi, Pellegrini Lo., Politano. 
Allenatore: Mancini.

ARGENTINA (4-2-3-1): Martínez: Molina, Romero (dal 39′ st Pezzella G.), Otamendi, Tagliafico; De Paul (dal 30′ st Palacios), Guido Rodríguez; Messi, Lo Celso (dal 45′ st Dybala), Di María (dal 45′ st Nico Gonzalez); Lautaro Martínez (dal 39′ st Alvarez). 
A disposizione: Armani, Rulli, Acuna, Foyth, Mac Allister, Martinez L., Papu Gomez.
Allenatore: Scaloni.

ARBITRO: Piero Maza (Cile).

Ammonizioni: Otamendi, Bonucci, Di Lorenzo, Barella