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    L'Italia ha un enorme problema: Mancini, è ora di cambiare

    L'Italia ha un enorme problema: Mancini, è ora di cambiare

    • Giancarlo Padovan
    L’Italia avrebbe meritato di battere il Portogallo, ma se nelle ultime otto partite, le prime di Roberto Mancini in Nazionale, la squadra ha segnato solo sette gol (meno di uno a gara) vuol dire che il problema è grosso e di non facile soluzione.

    Mi verrebbe da scrivere che, se io fossi il c.t., giocherei con il 4-4-2, e non perché lo attua Ancelotti nel Napoli e, con lui, Insigne sta realizzando la sua migliore stagione. Ma perché due punte costringerebbero gli avversari a difendere a sistema puro senza mai avere la superiorità numerica. Si ha un bel dire che il 4-3-3 copre bene il campo. Questo lo sanno tutti. Tuttavia se gli esterni non sono attaccanti puri - cioé gente abituata a tagliare - trovare il gol è un’impresa.

    Purtroppo l’Italia, pur avendo un buon centrocampo, non ha elementi che si buttino dentro e vadano a concludere. L’unico è Barella che sta crescendo e presto imparerà ad essere continuo anche in questa variazione. Strano perché in un’intervista realizzata nemmeno due mesi fa, Mancini mi ha detto che lui predilige “le due punte e due esterni d’attacco”.

    Può darsi che questa soluzione la si veda più avanti. Può darsi che l’assenza di Bernardeschi ci abbia privato di un’alternativa plausibile. Sta di fatto che il 4-4-2 offre maggior peso davanti e più sovrapposizioni sull’esterno. Inoltre c’è la garanzia di avere una squadra sempre compatta.

    Naturalmente lo 0-0 non ci permette nemmeno di sperare nella final four di Nations League. Sarebbe servita una vittoria, possibilmente con due gol, per alimentare un’eventualità comunque remota: il Portogallo, per farsi fuori da solo, avrebbe dovuto pareggiare o perdere in casa dalla Polonia. Consoliamoci con una prestazione che, per un’ora, è stata scintillante. L’Italia non solo ha creato occasioni, ma ha comandato la partita, tenuto un ritmo altissimo, praticato un pressing offensivo e asfissiante. Perfino sul piano del palleggio - arte nella quale i portoghesi sono maestri - gli azzurri sono risultati superiori.

    Premesso che Immobile si è impegnato allo spasimo e quindi non mi sento di biasimarlo, va sottolineato che le due occasioni migliori sono capitate sui suoi piedi. Al 5’, quando un tiro di Insigne, respinto da Rui Patricio, è stato spedito alto. E al 35’, quando su suggerimento di Verratti, il laziale ha incrociato la conclusione. Rui Patricio, con un piede, è riuscito a sventare.

    Se Immobile non ha fatto quanto ci si aspettava, Insigne e Verratti sono stati tra i migliori, almeno fino a quando hanno avuto fiato e lucidità. Il napoletano ha forse catalizzato troppo il gioco a sinistra (dall’altra parte Chiesa era spesso libero eppure è stato ignorato), mentre il centrocampista del Psg a volte ha insistito con triangoli esagerati nello stretto. Entrambi, però, sono andati ben al di sopra delle loro recenti prove in azzurro.

    Affermare che, con la vittoria in Polonia, Mancini ha trovato la squadra quasi titolare non è una banalità, visto che dieci undicesimi della formazione erano gli stessi del trionfo di ottobre. L’unica differenza era Immobile per Bernardeschi che, in quel caso, giocò da falso nove.

    Questa nuova Italia non è una squadra eccezionale, ma ha esperienza in difesa (Chiellini e Bonucci), fosforo a centrocampo (Jorginho è più centrale di Verratti e fa viaggiare la palla di prima), tecnica e velocità sugli esterni (Insigne e Chiesa, anche se il viola ha faticato tanto senza brillare). Il Portogallo non è stato dominato, ma è apparso in soggezione e, a volte, in difficoltà. Ha tirato una sola volta in porta (74’) con William Carvalho (meritoria deviazione di Donnarumma), rischiando di vincere dopo una gara difensiva. 

    L’Italia, invece,  avrebbe potuto segnare da palla inattiva (37’, colpo di testa di Bonucci su punizione di Insigne conquistata da Chiesa) o su una grande combinazione Verratti-Biraghi (49’). Il cross del terzino ha chiamato Chiesa al tiro a botta quasi sicura (provvidenziale deviazione di un difensore portoghese).

    Un po’ tardivi (74’, 79’ e 87’) i cambi di Mancini. Immobile (stanchissimo e frustrato) andava avvicendato prima e forse non con Lasagna. Idem Pellegrini per Verratti. Infine avrei giocato la carta Politano per Chiesa. In ogni caso siamo ai dettagli. Anche se avessimo vinto, per me non ci saremmo qualificati. Resta la soddisfazione della salvezza (la Germania è retrocessa, una tra Croazia e Inghilterra retrocedrà), un gioco che cresce, una squadra che c’è. Martedì amichevole con gli USA, poi sotto con la qualificazione agli Europei. Passano le prime due, ma non si potrà sbagliare niente comunque.

    @gia_pad
     

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