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Può una partita vinta dall’Italia 5-0 sul Liechtenstein far balenare l’idea che il migliore in campo sia stato Sirigu, il portiere degli azzurri? Forse è esagerato, forse è provocatorio, ma raccontare che Sirigu ha salvato quattro volte la nostra porta non è menzogna, ma cronaca. E’ successo sullo 0-0, a gara cominciata solo da qualche secondo. Il fatto si è ripetuto al 5’ e nel cuore del primo tempo, fino alla deviazione di un tiro a giro (65’) che sembrava destinato a finire all’angolo. Antagonista di Sirigu è stato l’attaccante Salanovic che ha provato a fargli gol in tutti i modi possibili e avrebbe effettivamente potuto rimettere in parità una partita dentro la quale l’Italia ha sonnecchiato per l’intero primo tempo. 



Se è vero che gli azzurri hanno trovato il vantaggio dopo neppure due minuti con Bernardeschi (grande azione di Belotti e invitante cross di Biraghi), è altrettanto vero che la difesa ha ballato soprattutto nei due centrali (Mancini e Romagnoli) e, per un tempo e mezzo, anche dalla parte di Di Lorenzo. Che quest’ultimo, poi, abbia fatto bene gli ultimi venticinque minuti (al 91’ ha confezionato un cross perfetto per la seconda rete di Belotti), è considerazione che riguarda tutta la squadra e non solo lui. Tuttavia, in fase difensiva, gli elementi della retroguardia sono stati spesso saltati dalle ripartenze dei calciatori del Liechtenstein.

La squadra allenata da Kolvidsson non meritava un passivo così pesante, visto e considerato che fino a venti minuti dalla fine aveva giocato quasi alla pari con l’Italia. E’ vero che non era l’Italia dei titolarissimi, con una difesa del tutto inedita (Di Lorenzo, Mancini, Romagnoli Biraghi) e il centrocampo con un solo veterano (il capitano Verratti) che si è avvalso del lavoro di Cristante (ottimo) e Zaniolo (discreto). Però in attacco c’erano Bernardeschi e Grifo ai lati di un bomber come Belotti. Non a caso il torinista ha segnato due gol (il primo da angolo calciato da Grifo, quello che ha schiantato il Liechtenstein) e, soprattutto nella ripresa, si è battuto con ardore provando tiri pericolosi da ogni distanza. Su di lui ci sarebbe stato anche un calcio di rigore (49’) come nel primo tempo uno ai danni di Verratti (28’), ma il mediocre arbitro Treimanis ha sorvolato in entrambe le circostanze.

Quello che è entrato meglio dalla panchina è stato El Shaarawy, posizionato a sinistra con lo spostamento di Grifo a destra e Bernardeschi a mezz’ala. Non solo perchè ha fornito l’assist per il gol del 3-0 a Romagnoli, ma anche perché ha realizzato la quarta rete su perfetto suggerimento di Cristante, sfiorando in altre due occasioni la marcatura. Curioso notare che El Shaarawy non vestiva la maglia della Nazionale dalla sventurata notte di San Siro con la Svezia e che, dunque, con Mancini non avesse mai giocato. Nonostante la cessione in Cina ha dimostrato di essere sempre un esterno di qualità sul quale il c.t. potrà contare a occhi chiusi.

Esordio assoluto, invece, per il bresciano Tonali (17 minuti al posto di Bernardeschi) senza incantare. Anzi, per impedire una delle tante ripartenze avversarie, ha finito per beccarsi un’ammonizione. Va rivisto in un contesto più adeguato anche se il nostro centrocampo è più che coperto.

In una partita non certo esaltante, Roberto Mancini ha eguagliato il record di vittorie consecutive (9) che appartiene a Vittorio Pozzo. Per avvicinarlo in grandezza effettiva, però, il nostro allenatore dovrà almeno vincere l’Europeo che, ai tempi del commendator Pozzo, non esisteva. Esistevano i campionati del mondo e l’Olimpiade. Pozzo ne ha vinti due (1934 e 1938) e un’edizione dei Giochi (1936). Ovviamente erano altri tempi e si giocava un altro calcio, ma le vittorie che restano sono solo quelle che si ottengono in grandi manifestazioni. Tutto questo per dire che Mancini, nonostante i numeri parziali lo assecondino, è ancora molto lontano da Pozzo, ma la sua striscia di successi potrebbe contribuire a raggiungere almeno Ferruccio Valcareggi, l’unico ad aver fatto vincere all’Italia il titolo continentale. Quello che inseguiremo da giugno in avanti.