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La palla del “match ball” oltrepassa di un pelo la linea del fondo. Forse per via dell’età, novantuno anni comunque ben portati, questa volta ha calcolato male la misura della battuta. Fatto è che il fuoricampo lo condanna. Gioco e partita al Destino che veste di nero. Doveva capitare, prima o poi, anche se talvolta ci si può illudere di aver conquistato l’eternità. L’importante, per lui, è che accadesse davanti al suo lago dove, sull’acqua, potrà scivolare via insieme con tutti i personaggi inventati dal suo amico scrittore Piero Chiara. E in questo senso sì che Gianni Clerici (foto La Repubblica) sarà eterno.

Giornalista, certamente. Ma anche romanziere, sceneggiatore, poeta e affabulatore. Rino Tommasi, altro colosso e non per caso suo sodale anche televisivo lo ribattezza “Dottor Divago” per il suo vizio letterario di saltabeccare giocando con le parole. Lui ribatte molto british: “Non sono un reporter. Soltanto i cani setter riportano al padrone la preda. Io racconto”. In effetti dagli scritti di Gianni Clerici puoi anche aspettarti di non trovare il risultato della partita, ma sicuramente capirai e saprai perché tizio è riuscito a battere caio. E il maestro raramente si è sbagliato nel corso della sua mirabolante carriera professionale.
Un signore del Novecento. Per modo di scrivere, di agire, di muoversi e persino di camminare. L’eleganza al servizio dell’informazione e soprattutto la competenza. Quella che gli consentiva di osservare un ragazzino andare sotto rete e segnalarlo ai posteri come un futuro campione. Così per esempio nacque dal nulla il mito di Sampras. Tanto esperto e lungimirante sa mettere persino soggezione agli stessi campioni i quali, quando si presentava in stampa, si facevano piccoli e timorosi. Dal bianco al giallo intenso ha visto tutti i colori delle palline transitate nella storia del tennis. Ha ceduto all’ultimo “match ball” con un sospiro forse fin di sollievo sfinito ma non finito da tutti quei gesti bianchi. Buon riposo maestro.