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Il leone non smette mai di ruggire. Nemmeno quando non è al 100% della forma. Zlatan Ibrahimovic è troppo importante per questo Milan, dentro e fuori dal campo. Ha azzannato la preda come solo un cacciatore come lui sa fare: il tocco per liberare al tiro Calhanoglu sul primo gol, la realizzazione del suo quattordicesimo calcio di rigore consecutivo in serie A. E l'esperienza e l'amore per il suo fisico che lo ha portato a sedersi in panchina nel secondo tempo. Sempre in piedi a incitare i compagni verso un successo sontuoso in casa della seconda forza del campionato.

MESSAGGIO AL MILAN- "Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza" scriveva Lorenzo il Magnifico.  Ibrahimovic non è giovanissimo solo sulla carta d'identità, perché in campo ha l'entusiasmo e la voglia dei debuttanti. E nel suo futuro non c'è ancora certezza oltre il contratto in scadenza a fine campionato. Riflette seriamente su un ritorno a casa nel suo Hammarby ma ha ancora tanta voglia di Milan. Di riportarlo almeno in Europa League. Un'empatia con i colori rossoneri che è sempre rimasta intatta nel corso degli anni passati tra Parigi e Manchester. Vorrebbe restare, l'ha urlato al CEO Ivan Gazidis nel tanto chiacchierato incontro a Milanello. E lo ha dimostrato nella più bella partita stagionale del Milan nel deserto dell'Olimpico. Ibra aveva ragione quando scriveva sul suo profilo instagram:  'Same Zlatan, different Devil'.