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La buonanotte è un sorriso. Quello che voglio restituire a Luciano De Crescenzo. Se ne andato oggi, in punta di piedi, forse convocato da Camilleri. Periodo nero per l’Italia che perde pezzi importanti di cultura. Ma anche modelli di vita. Ciascuno a suo modo. Quello dell’ingegnere e scrittore e filosofo scomparso era esattamente come lui: gentile, educato, ironico e mai volgare anche nell’irriverenza della satira.

Un napoletano d’altri tempi, come il principe De Curtiis. Diceva: quando mi toccherà morire voglio che il funerale venga celebrato dopo mezzogiorno perché prima tutti i miei amici dormono. E ne aveva tanti di amici De Crescenzo. Anche nel Napoli che definiva l’unico amore eterno della vita. Maradona, il suo Achille. Sarri il suo Ulisse. Quel calcio che ci unì per una notte in bianco all’Hotel Vesuvio. La Juventus, in ritiro, dormiva beata all’ottavo piano protetta da doppi vetri. In via Partenope l’inferno di clacson, tiraballacche e putipù. Ci ritrovammo nella hall De Crescenzo, Gianni Brera, Sandro Ciotti ed io. Giocammo a carte fino all’alba. Quella domenica vinse il Napoli con gol di Maradona. E il maestro sorrise.

Buonanotte e fate sogni colorati

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