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Low prima, Flick poi, il risultato non cambia: la Germania, da quando ha smesso Miro Klose, non riesce a ritrovare quello spirito che l'ha portata alla vittoria finale nel 2014. Non basta un attaccante di gran mestiere da inserire nel finale, Fullkrug, autore di due reti in tre spezzoni di gara: come nel 2018, è stato il capitombolo alla prima giornata a risultare esiziale per i panzer. Messico allora, Giappone oggi, un ribaltone clamoroso rispetto ai pronostici. E anche le uniche vittorie di entrambe le campagne fallimentari, contro Svezia e Costa Rica, sono arrivate soffrendo maledettamente. 

NEUER, ULTIMO A MOLLARE - Si parla spesso di fine di cicli, ma Manuel Neuer, sebbene presto abdicherà in favore di Ter Stegen, ha dato prova di essere ancora all'altezza, nonostante tutto, con quella parata d'istinto su Fuller. Quel che non funziona è altro. Manca un centravanti vero e di alto livello, manca forse esperienza negli uomini di maggior talento come Musiala, Sané e Gnabry: nel Bayern è tutto facile, il Mondo comincia ad essere spietato anche quando le Nazionali sono storicamente più deboli. 
MULLER FERMO AL 2014 - 10 gol in due Mondiali, un ritmo che gli avrebbe consentito di superare agilmente proprio Klose per gol nel torneo più importante di tutti, poi il nulla: Thomas Muller ha dimostrato ancora una volta che non è più una Germania per lui. Zero il suo apporto in Russia, zero in Qatar, con l'allenatore che lo toglie e la Germania che fa punti (è successo con Spagna e Costa Rica, tra l'altro stasera lo ha sostituito Havertz autore della doppietta decisiva ai fini del risultato ma non della classifica). Hansi Flick, ora, deve rispondere di questo e delle amnesie difensive dei vari Schlotterbeck, Raum, Sule prima di provare, se gli verrà concesso, a impostare la campagna 2026: senza un cambio di rotta, persino qualificarsi non sarà così scontato.