Nel nostro campionato ha giocato soltanto due stagioni, ma sono bastate per diventare un immortale della storia della Juventus. Due sole stagioni ha impiegato l'ungherese Ferenc Hirzer per far innamorare i tifosi bianconeri degli anni'20, in particolare un bambino che all'epoca si riempì gli occhi e il cuore dell'arte di Hirzer.


LA JUVENTUS DI CASA AGNELLI - Agli inizi degli anni'20 del XX secolo la Juventus non è ancora la società vincente che oggi conosciamo. Nata sul finire del 1897, in oltre venti anni di vita aveva vinto un solo campionato, quello pionieristico del 1905, per il resto a parte qualche piazzamento prestigioso non aveva mai fatto parte dell'élite del calcio italiano. Con l'estate del 1923 la storia e il destino della Juventus cambiano per sempre dopo l'arrivo di Edoardo Agnelli – figlio di Giovanni, fondatore della FIAT – quale presidente. Come raccontato nel volume edito nel 2018 da Bradipolibri A-i é gnun ëd pì che noi! , prima “storia” della Juventus scritta in piemontese, con l'avvento degli Agnelli inizia una massiccia opera di rafforzamento e di riorganizzazione societaria, vengono ingaggiati Jeno Karoly come allenatore, il talentuoso terzino della Pro Vercelli Rosetta dopo aspre e lunghe diatribe federali e un ungherese che si è messo in luce con la sua nazionale ai giochi olimpici del 1924, Ferenc Hirzer: la Juventus allarga i suoi orizzonti e punta decisa a tornare campione d'Italia.


CHARIOTS OF FIRE - L'esperienza di Hirzer ai giochi olimpici di Parigi della tarda primavera del 1924 finisce presto, ma riesce comunque a lasciare il segno. Sono sue infatti due delle cinque reti con cui l'Ungheria liquida la Polonia nel turno preliminare, ma tre giorni dopo quella stessa Ungheria dovrà arrendersi all'Egitto e salutare i giochi. Giochi del 1924 che diventeranno immortali grazie al film diretto da Hudson e alla relativa colonna sonora composta da Vangelis, ma che pur nella sconfitta saranno importanti per Hirzer e per la sua carriera. Nato nel 1902 a Budapest sin da ragazzino gioca nel Torekves nelle cui fila mette in luce la sua straordinaria velocità e l'istinto da goleador. Nel 1922 debutta con la nazionale ungherese e passa a giocare per i cecoslovacchi del Makkabi Brno e quindi, dopo le Olimpiadi, viene ingaggiato dai tedeschi dell'Union Altona. Siamo nel 1924, Hirzer si è già messo in mostra in patria e a livello internazionale con l'Ungheria e gli osservatori della Juventus hanno messo il suo nome tra quelli dei calciatori più promettenti e da non lasciarsi sfuggire.


LA GAZZELLA E LA ZEBRA - In realtà il pubblico italiano ha potuto ammirare Hirzer ancor prima di vestire la maglia bianconera della Juventus. Già nel 1922 quando ancora giocava per il Torekves Hirzer disputò un'amichevole contro la Juventus mettendo a segno due reti e nel 1924 giocò una serie di amichevoli in Italia con la nuova squadra del Makkabi Brno, uno squadrone che annoverava tra le sue fila – tra gli altri – il portiere Zsigmondy – che in Italia giocherà per la Reggiana -, il capitano Feldmann, i nazionali Obitz e Nikolsburger e la coppia del gol Weiss e Hirzer. Weiss in realtà è Arpad Weisz e proprio Weisz con Hirzer ha formato sia al Torekves sia al Makkabi una formidabile coppia di attaccanti. Hirzer in particolare ha tutto del fuoriclasse: velocissimo – tanto da valergli il soprannome di gazzella -, immarcabile nel dribbling e dotato di un tiro mortifero. Interessante a proposito della squadra del Makkabi riportare la traduzione che il mensile juventino Hurrà Juventus alla vigilia del match, nel numero del novembre-dicembre 1923, aveva fatto di un articolo viennese l'indomani della partita del Makkabi contro il Rapid Vienna: “(...) Ecco, ormai non occorre più andare né a Budapest, né a Praga, né in Inghilterra per avere una lezione di bel giuoco: basta assistere ad una gara del Makkabi”. Dunque Hirzer si fa notare dagli osservatori della Juventus, Agnelli vuole bruciare le tappe per fare della Juventus una squadra vincente e grazie ai buoni uffici e alle conferma tecniche dell'allenatore Karoly nel 1925 Ferenc Hirzer diventa un giocatore della Juventus. La gazzella ungherese raggiunge dunque la zebra italiana e insieme dominano il 1926. I tifosi che assistono ai primi allenamenti di Hirzer ci mettono ben poco ad innamorarsi dell'ungherese, in particolare c'è un bambino che resta rapito dalla classe di Hirzer: è il figlio del presidente bianconero, un giovanissimo Gianni Agnelli per il quale l'ungherese resterà per sempre uno dei suoi giocatori preferiti. La stagione 1925/26 per la Juventus e per Hirzer è straordinaria: dopo oltre venti anni i bianconeri tornano a vincere il campionato e Hirzer è una macchina da gol, ne segna ben 35 in 26 partite, numeri da brividi! Vladimiro Caminiti di quella Juventus scriverà: “il cervello tattico della squadra era Viola (…), ma il suo leader effettivo, il suo giocatore che andava a fare la differenza, segnando e facendo segnare, era Hirzer”. Purtroppo l'estate del 1926 è segnata da una riforma epocale del calcio italiano, la Carta di Viareggio – tra le altre cose – impone l'utilizzo di due soli stranieri – oriundi a parte – e dalla stagione seguente ne vieta completamente l'utilizzo: nel 1927 Hirzer a soli 25 anni è dunque costretto a lasciare la Juventus e l'Italia per tornare a giocare in Ungheria, dopo aver segnato 50 reti in appena 43 partite. Una volta smesso di giocare si dedicherà alla carriera di allenatore che svolgerà interamente in Italia, dove tornerà nella seconda metà degli anni'30 e resterà sino alla sua morte il 28 aprile del 1957 a Trento.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)