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  • La Juve fa ciò che vuole: esporre i 37 scudetti è un atto di maleducazione civica

    La Juve fa ciò che vuole: esporre i 37 scudetti è un atto di maleducazione civica

    • Mino Fuccillo
      Mino Fuccillo
    Otto è il numero dell'impresa magnifica, 37 è il numero della maleducazione civica. E la Juventus ha fatto ambo sulla ruota sostanza e immagine. Dell'impresa magnifica si dice tanto, ma quel tanto è perfino poco se rapportato alle dimensioni dell'impresa: 8 scudetti consecutivi, 35 scudetti, 13 Coppe Italia, 1 Coppa delle Coppe, 2 Champions, 2 Super Coppe Europee, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Coppe Uefa...
    Della maleducazione civica si dice nulla, non una parola. Eppure la Juventus la esibisce, lo esibisce allo Stadium quel numero 37.

    Educazione civica a scuola, da settembre torna la materia (anche se solo a chiacchiere e distintivo: non ci sarà l'ora di insegnamento e neanche il prof di educazione civica). Non risulta sia stato previsto un ciclo serrato di lezioni di educazione civica per la Juventus società e istituzione e scolaresca, eppure ne avrebbero, ne hanno un gran bisogno. Educazione civica è il pensare se stessi e gli altri come soggetti di diritti e doveri in equilibrio tra loro. Educazione civica è stare alle regole, dichiararsi ligi alle leggi e consapevoli della terzietà delle leggi.
    Maleducazione civica è il faccio come mi pare, la mia legge sono io, altra regola non riconosco che me stesso. Ecco, esponendo con orgoglio e con la fierezza della sfida alle regole il cartello con il numero 37, la Juventus fa pubblico vanto di maleducazione civica. La Juventus dice al mondo: i miei scudetti sono 37. Sono 37 e non 35 perché non riconosco la legittimità delle leggi e regole. Sono 37 e non 35 perché le vostre decisioni non valgono, sono 37 e non 35 perché le revoche degli scudetti juventini sono soprusi che la Juve non riconosce. Sono 37 e non 35 perché la Juventus non può essere processata, tanto meno condannata. In quel numero 37 stampato alla grande allo Stadium è esplicito il concetto, lo slogan, l'ammonimento: leggi e regole, giù le mani dagli scudetti della Juventus! Che è come dire alla legge e al prossimo che di legge ognuno si fa la sua e vediamo chi è più forte.
     
    Due parole, anzi due o tre cifre sugli arbitri. Arbitri, chi li paga? E quanto? Ovviamente gli arbitri li pagano la Figc e la Lega. Quanto? Quelli che vediamo in tv e allo stadio guadagnano dai 5.000 ai 9.000 euro netti al mese. Circa 120 mila lordi se all'inizio della fase più alta della carriera. Fino a 200 mila lordi annui se internazionali e molto utilizzati. Cifre che si ottengono sommando la quota fissa di retribuzione, la diaria per ogni partita arbitrata, i bonus a crescere per gli incontri internazionali (curiosità: la prestazione al Var è pagata relativamente poco, tra i 1.500 e i 3.000 lordi).
     
    Quelli che non vediamo in tv, cioè la stragrande maggioranza, si fa fatica a indicare un reddito preciso, comunque guadagnano pochissimo. Ma torniamo agli arbitri noti e conosciuti, da 5.000 a 9.000 netti al mese (le tasse le pagano ed è un lavoro che finisce tra i 37 e i 45 anni di età) è tanto, poco, troppo, abbastanza? Nella risposta ognun si sbizzarrisca...       

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