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Ieri sera all’Allianz Stadium di Torino sono accadute molte cose. La Juventus ha celebrato la sua Pasqua con una bella vittoria sul Napoli. Gigi Buffon ha confermato la sua eternità professionale. Cristiano Ronaldo ha sbagliato un gol che, forse, neppure lo sciagurato Egidio Calloni avrebbe fallito. I tre discoli festaioli sono stati reintegrati nel gruppo. Uno di loro, Dybala, ha realizzato una rete da collezione sivoriana. Alla fine della gara si è persino visto Andrea Pirlo sciogliersi in un sorriso. 

Tutto questo susciterà, oggi, dibattiti assortiti e commenti contrastanti con quelli espressi alla vigilia specialmente sulla necessità di cantare o meno il de profundis per il tecnico bianconero. Ma questo è il calcio, baby. Materia di discussione fluida per la quale ciò che valeva il giorno prima conta meno di zero quello successivo. E probabilmente è proprio questo il bello del gioco.
Ieri sera all’Allianz Stadium è, però, accaduto un fatto talmente sorprendente e unico da non ammettere revisioni di parere di alcun tipo. E’ successo nell’istante in cui Federico Chiesa ha preso il pallone e, parlando con lui, si è intrufolato tra due avversari. Li ha uccellati entrambi, il secondo addirittura con un tunnel, ha alzato la testa per vedere dove fosse Ronaldo e gli ha recapitato un pacchetto regalo infiocchettato. Questa volta il campione portoghese non avrebbe potuto fallire e, infatti, così è stato. 

Ecco, in quel preciso momento in televisione i tifosi della Juventus e tutti gli appassionati del pallone hanno avuto l’opportunità di vedere una performance antica firmata da un fuoriclasse al quale il calcio italiano deve tantissimo. Quando in campo c’era Franco Causio.
Il numero di Chiesa, infatti, è sovrapponibile in fotocopia conforme a uno di quelli che il Barone bianconero confezionava con naturalezza e genialità per i piedi o per la testa di Roberto Bettega ai tempi in cui leali destre delle squadre erano le autentiche ispiratrici dei bomber. Causio, come Claudio Sala e come Bruno Conti. Oggi Federico Chiesa, un autentico uragano in campo con la maglia bianconera il quale, come il Barone, possiede doti uniche di talento brasilero e di carattere che trova nell’orgoglio il suo carburante ideale. 

Non amo citarmi addosso, ma questa volta mi piace ricordare che scrissi di Chiesa ancor prima del suo arrivo alla Juventus azzardando per lui un fantastico futuro in bianconero. Non cambiai parere neppure durante il suo rodaggio che scatenò un mare di critiche. Sono felice di poter confermare la mia tesi oggi. La Juventus e la nazionale di Mancini hanno trovato nuovamente il loro Causio.