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Non la migliore Juve della stagione, ma quella che piace di più ad Allegri, ha vinto nettamente a Roma, in casa della Lazio, segnando due gol su rigore (entrambi nettissimi, incomprensibili le proteste di Sarri e della sua vulcanica panchina) e consentendo a Bonucci di cogliere la sua prima doppietta in Serie A. Sicuramente le due trasformazioni dagli undici metri hanno acuito i rimpianti di Mancini e di tutti i tifosi della Nazionale. Se contro la Svizzera i rigori li avesse tirati Bonucci - almeno quello di Roma - adesso l’Italia sarebbe già in Qatar.

La Juve, nel frattempo, ha raggiunto la Lazio in classifica e può guardare con un minimo di fiducia al quarto posto. E’ distante quattro punti dall’Atalanta che, a rigor di logica, sarà la concorrente principale per l’ultima piazza buona della Champions. Proprio il prossimo turno propone lo scontro diretto. Snodo decisivo come quello dell’Olimpico.

Ci sono due dati per raccontare la partita: il 60 per cento di possesso palla della Lazio e lo zero nei tiri in porta (a parte una prevedibile conclusione di Milinkovic Savic) degli uomini di Sarri. Come potevano pensare di vincere? Certo, mancava Ciro Immobile e Pedro, pur sufficiente, non era in buone condizioni, ma aver pensato di segnare solo con gli inserimenti di Milinkovic Savic o con qualche invenzione di Luis Alberto o Felipe Anderson è parso riduttivo.

Nonostante una buona partenza, tutta pressing alto e possesso palla, la Lazio non ha mai creato difficoltà alla Juventus che, già priva di Dybala, ha perso (probabilmente per lungo tempo) anche Danilo. Così, l’iniziale 3-5-2 bianconero, è diventato un 4-3-3 con l’inserimento di Kulusevski e, in fase difensiva, un 4-5-1.

Il cambio di sistema di gioco è coinciso con il vantaggio della Juve, arrivato su rigore, dopo che l’arbitro Di Bello è stato richiamato al Var. Eppure era tutto chiaro anche in diretta e ad occhio nudo. Su cross basso di Luca Pellegrini (schierato a sorpresa al posto di Alex Sandro), Morata ha controllato palla in area e Cataldi è intervenuto con vigoria e decisione sproporzionate, franando sul centravanti. Strano, piuttosto, che Di Bello non abbia fischiato subito. Stranissimo (o forse no, si lamentava anche quando era alla Juve) che Sarri abbia protestato senza misura. A chi sostiene che Cataldi ha toccato prima la palla, va replicato dicendo che, nel momento in cui ha falciato l’avversario, la sfera era ancora nella disponibilità di Morata, impossibilitato ad intervenire. Rigore giusto (22’) che Bonucci ha trasformato di destro alla sinistra di Reina.

Dopodiché la squadra di Allegri, che fino a quel momento aveva fatto da spettatrice all’incontro, ha cominciato a giocare. Alla sua maniera, ovviamente, cioè stando prudentemente dietro la linea della palla e ripartendo con Chiesa e Cuadrado. Il quale, pur essendo arretrato a terzino, era comunque vitale e pronto all’offensiva. Suo, infatti, il cross (40’) che ha liberato Morata per una semi rovesciata spettacolare finita alta. Prima della fine del tempo è stata ancora la Juve ad avere l’occasione per il raddoppio. Una palla respinta da punizione, è finita sul sinistro di Kulusevski che ha tirato dritto in porta, ma la sua conclusione è stata deviata. E la Lazio? La Lazio gestiva palla, ma cercava poco la profondità, portava pochi uomini in area e quei pochi avevano sempre addosso la marcatura dei difensori della Juve.

Così, anche la ripresa (47’), è cominciata nel segno della Juve con Kulusevski in fuga da Acerbi. Lo svedese è arrivato quasi fino alla linea di fondo e poi ha tirato sul primo palo, dove era appostato Reina che ha messo in angolo. Dalla bandierina (Pellegrini) è uscita una palla che è finita ad un passo da Bonucci, solissimo davanti a Reina. Il controllo non è stato buono e l’opportunità è sfumata. La Lazio c’è, ma non si vede. Al contrario, si vedono i primi contropiede in superiorità numerica della Juventus. A condurli è prevalentemente Chiesa che, a metà ripresa, va via a tutti e poi serve Kulusevski, oltraggioso con il suo controllo di sinistro, che fa sfiorire l’occasione.

Sarri vede che manca peso in attacco e inserisce (64’) lo sventurato Muriqi per Zaccagni. Allegri replica (74’) togliendo Morata per Kean, mentre Raul Moro prende il posto di Felipe Anderson. Pur non tirando in porta, la Lazio ha l’unica occasione poco prima dell’80’ quando Acerbi calibra un cross vantaggioso per Milinkovic che fa da torre mettendo al centro. Muriqi dovrebbe solo appoggiare in rete, ma è in ritardo.

All’80’ De Ligt, in maniera assolutamente regolare, sradica palla sempre a Muriqi e, dalla propria area, fa ripartire l’azione. E’ Kulusevski a cercare Chiesa che supera un avversario, poi Reina in sconsiderata uscita e, mentre si appresta a tirare nella porta sguarnita, viene agganciato dallo stesso portiere. Rigore ed ammonizione. Bonucci fa il 2-0 e, da quel momento in avanti, c’è solo la Juve. Kean avrebbe due opportunità per arrotondare il risultato, ma Reina, almeno parzialmente, si riscatta. La Juve non è risorta, ma ha il sensorio vigile. E già qualcosa.



IL TABELLINO


Lazio
(4-3-3): Reina; Lazzari, Luiz Felipe, Acerbi, Hysaj; Milinkovic-Savic, Cataldi (39' st Basic), Luis Alberto; Felipe Anderson (30' st Moro), Pedro, Zaccagni (20' st Muriqui). A disposizione: Akpa Akpro, Adamonis, Strakosha, Radu, Romero, Patric, Leiva, Escalante, Vavro. Allenatore: Sarri

Juventus (4-4-2): Szczesny; Danilo (15' pt Kulusevski), Bonucci, De Ligt, Pellegrini; Cuadrado, Locatelli (44' st Bentancur), McKennie, Rabiot; Chiesa, Morata (29' st Kean). A disposizione: Perin, Pinsoglio, Alex Sandro, Rugani, Arthur, Kaio Jorge. Allenatore: Allegri

Arbitro: Di Bello di Brindisi

Marcatori: 22' pt e 38'st Bonucci su rigore

Note: Ammoniti: Hysaj, Reina, Luis Alberto (L), Cuadrado (J). Recupero: 5' pt, 5'st.