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Quando è arrivato, Federico Bernardeschi, avrebbe voluto la maglia numero 10. Che vuol dire tutto e niente, può essere una dichiarazione di intenti positiva o magari un'ambizione eccessiva per quello che era in quel momento. Dettagli, forse. Al di là di cosa possa significare un numero nel calcio di oggi, resta il fatto che di quel Bernardeschi inseguito e acquistato a caro prezzo (almeno per i parametri della Juve fino a un paio di stagioni fa), rimangono soprattutto i buoni propositi. Anche lui ha voluto fortemente la Juve, questo è sempre il miglior punto di partenza. Ma tra un passo avanti e uno indietro, pur considerandolo via via più importante, il rischio che Bernardeschi possa restare solo un progetto di campione e non un autentico leader tecnico di Juve e Nazionale inizia a prendere pericolosamente piede. 

QUANTE OCCASIONI – Inizialmente centellinato da Max Allegri, non senza polemiche della critica, pur prendendo sempre più spazio e forse fiducia, di Bernardeschi in chiave positiva si ricordano solo poche prestazioni, compresa quella con l'Atletico Madrid passata poi alla storia per la tripletta di Cristiano Ronaldo e la “remuntada bianconera”. Deve specializzarsi, spiegava Maurizio Sarri nel giorno della sua presentazione ufficiale. In cosa, però, è ancora un punto interrogativo: esterno d'attacco, trequartista, addirittura mezz'ala. Una decisione va presa, anche piuttosto in fretta. Perché a 25 anni si è giovani solo in Italia. E il partito di chi inizia a stancarsi di questa attesa è sempre più numeroso. Illustre gregario o campione? Solo Bernardeschi può rispondere. Ma non lo si può aspettare per sempre nelle vesti di campione. Per farlo, d'altronde, la numero 10 non serve mica.