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C’è una nuova tendenza nel calcio italiano. E’ il terzino schierato a centrocampo.
Ha cominciato, seppure per qualche spezzone di partita, Massimiliano Allegri con Alex Sandro. Ha proseguito Rino Gattuso con Calabria. Ha concluso per ora ma - visto gli esiti - potrebbe insistere, Walter Mazzarri con Cristian Ansaldi.

Partirei proprio da lui perchè è l’ultimo in ordine di tempo ad averlo fatto e perché - secondo le pagelle della Gazzetta dello Sport di domenica 20 gennaio - è stato il migliore del Torino contro la Roma

E’ vero che sul voto (7,5) influisce moltissimo il gol realizzato con un grande tiro dal limite, ma è altrettanto vero che Ansaldi ha fatto una partita di corsa e di aggressione, “lucidità e incisività”, come ha scritto un collega esperto e navigato come Nicola Cecere, con molti recuperi (5) e un grande numero di passaggi (20).

Che cosa serve ad un esterno basso per giocare a centrocampo?

Prima di tutto bisogna avere il passo o la gamba, cioé una buona quantità di corsa (dinamismo), un  significativo senso della posizione (coscienza tattica), piede tecnicamente adeguato (ottima tecnica), una predisposizione per la fase di costruzione e di interdizione (versatilità).

Più in generale bisogna essere calciatori eclettici o polivalenti in senso generale, durante una fase storica nella quale il calcio è sempre meno specialistico e richiede invece grande completezza. Va detto, però, che fino a qualche tempo fa, erano i centrocampisti a trasformarsi in difensori. E più precisamente i centrali di metacampo in centrali di retroguardia: il giovane Marrone, prima nella Juve con Conte, poi con Grosso al Bari e al Verona, ne è un esempio. Domenica sera, in Napoli-Lazio, Parolo ha chiuso la partita da centrale difensivo di una linea a tre.

Qualche anno fa, Adriano Galliani, voleva spingere Carlo Ancelotti a schierare Ambrosini in mezzo alla difesa. Prima di lui, Fabio Capello, mise Desailly davanti ai quattro quasi in funzione di primo centrale a protezione dell’area. Per questo, sotto pressione, Capello non disdegnava la difesa a cinque. Fallimentare, invece, il tentativo opposto, quello di Lippi, di schierare Tudor a centrocampo nella Juve.

Fatta salva una plausibile lentezza nel breve, un centrale di centrocampo, soprattutto se abile di testa, ha il vantaggio di saper impostare da dietro, alla Bonucci per intenderci e, in genere, capisce prima degli altri dove va la palla.

Ma, come detto, è di terzini a centrocampo che vogliamo parlare. Nel calcio degli anni settanta e ottanta si vedeva il terzino appostarsi alle caviglie della mezzala più talentusa (l’8 che sapeva anche fare gol) o del regista (il 10 che faceva il gioco). Il tentativo, spesso riuscito perchè si giocava più duro di adesso e gli arbitri erano più tolleranti, era quello di distruggere il gioco annullando un avversario con la famosa e, da alcuni critici trinariciuti, esaltata marcatura a uomo.

Oggi, invece, l’esterno è un creativo sia se opera sulla fascia, sia se si alza in mezzo. La parola che maggiormente si spende per calciatori di questo tipo è “qualità”, un modo come un altro per dire che con la tecnica abbinata alla capacità di saltare l’uomo possono fare molto, se non tutto.

Cancelo, portoghese, è assonante con Marcelo, brasiliano, un altro terzino sui generis. Di loro si teorizza che impostano da dietro, che corrono anche senza palla, che chiedono e chiudono triangoli, che sanno concludere con precisione e lucidità.
Non a caso, interrogato dai colleghi in conferenza stampa prima della gara con il Chievo, Allegri non ha escluso un Cancelo che prossimamente giochi nel trio offensivo. A me, per la verità, Cancelo piacerebbe proprio come centrocampista perché, oltre alla capacità di saltare l’uomo, vede le linee dei passaggi, li realizza con rapidità, sa inserirsi come una mezzala d’assalto e concludere con efficacia.

Dei tre citati all’inizio (Alex Sandro, Ansaldi e Calabria) è proprio il milanista quello che ha deluso di più. E per la semplice ragione che gli mancano alcune delle caratteristiche peculiari della mezzala. Se possiede la corsa, non ha la tecnica. Se può imparare il senso della posizione è eslcuso che possa acquisire la costruzione. Gattuso ci ha provato in un momento di estrema necessità della squadra, ma Calabria, secondo me, non riesce a farlo.

Tuttavia sono prove ed esperimenti da incoraggiare. Tenendo presente che il calciatore più totale, in questo senso, esiste già e gioca nella Roma da sette anni di fila: si chiama Alessandro Florenzi e nella sua carriera ha fatto tutto. Manca solo la punta centrale e poi potrà dire di avere riempito ogni categoria per i ruoli di movimento: difensore, centrocampista, attaccante.