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In mezzo a questo marasma, ai morti e alla crisi economica di un Paese in ginocchio, la battaglia del grano tra i presidenti della Serie A e i calciatori rischia di diventare particolarmente patetica. I primi hanno votato all’unanimità (si è tirato fuori solo Agnelli, che ha già trovato l’accordo con i giocatori della Juve) per la riduzione degli ingaggi: salteranno due stipendi se la stagione ripartirà, quattro se invece non si potrà arrivare alla fine. La risposta è stata durissima: “Una proposta irricevibile e vergognosa”, hanno detto quelli dell’Aic.

 

Ora: che i presidenti non siano esempi di rettitudine, ma imprenditori spesso spietati, e che nel calcio facciano i propri interessi - come ogni imprenditore in ogni ramo dell’economia, del resto - è indiscutibile. Ma che l’Associazione calciatori abbia una reazione del genere, questo sì è davvero inaccettabile. Il sindacato dei milionari del pallone si comporta quasi come se fosse quello dei metalmeccanici: come può essere vergognoso discutere di un taglio agli ingaggi di Ronaldo e Lukaku, Ibrahimovic e Dzeko, in un momento del genere?

Secondo i calciatori, i presidenti vogliono far pagare solo a loro i danni economici della crisi. Non è esattamente così: ci sono società che, in questa situazione, rischiano davvero di non sopravvivere. E comunque, se ci pensate, non è nemmeno sbagliato che a rimetterci per una situazione imprevedibile e drammatica siano coloro i quali, in condizioni normali, si fanno ricchi grazie al pallone. Cioè i calciatori.

Come finirà questa battaglia? Con trattative interne ai club, come dicono sia i presidenti che i calciatori. Ma non per tutti sarà facile trovare un accordo. E allora le sorprese e le liti - patetiche - potrebbero non essere finite. Tutto questo mentre in Serie B, e soprattutto in C, c’è chi gli stipendi davvero non li potrà pagare. Nessuno, però, ne parla. Nemmeno l’Aic, troppo impegnata a difendere i ricchi per pensare ai giocatori normali.


@steagresti