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  • La Roma di Fonseca è la Roma di Villar

    La Roma di Fonseca è la Roma di Villar

    • Luca Bedogni
      Luca Bedogni
    Il 18 aprile dello scorso anno, in pieno lockdown, pubblicai su questa rubrica un primo elogio di Villar. Nella mia testa era già un titolare fisso della Roma di Fonseca. Di fatto, in realtà, il tecnico portoghese ha inserito gradualmente questo raffinatissimo palleggiatore, concedendogli il tempo necessario (le panchine necessarie) per ambientarsi a dovere. Adesso, la Roma è di Villar. È lui che l’ha resa più pulita in costruzione, più agile di pensiero e più varia, ed è sempre lui che ne regola i ritmi e i flussi di gioco. Proviamo allora ad approcciare la squadra di Fonseca, il gioco del quale ha iniziato a conquistarci profondamente, utilizzando Villar come chiave d’accesso.    

    LA FASE DIFENSIVA - Durante Roma-Inter vi sarete accorti senz’altro della singolare disposizione difensiva dei giallorossi. Volessi stupire coi numeri parlerei di un 5-1-3-1, nel quale il solo centrocampista davanti alla difesa è appunto Villar, che sappiamo tutti non esser certo un Casemiro. Eppure...

    La Roma di Fonseca è la Roma di Villar

    Com’è arrivato Fonseca a questa idea controintuitiva? Perché ci vuol del coraggio anche solo a pensarla, una roba del genere. Ebbene Fonseca non è mai stato troppo contento di abbandonare il suo 4-2-3-1. Passato a tre dietro, la scorsa stagione, il tecnico lusitano si è reso conto ben presto di aver perso qualcosa nel pressing. Un uomo in più dietro è un uomo in meno davanti, fino a prova contraria. E la cosa non gli piaceva, questione di temperamento, inclinazione. Ecco che allora è saltata fuori di nuovo la sua mano. E proprio come il Gasp trasforma un sistema senza esterni alti in una macchina votata al pressing, così anche Fonseca, percorrendo un’altra strada,  riesce a rendere aggressivo il suo 3-4-2-1. Come? Alzando Veretout davanti a Villar anche in fase difensiva, e riproducendo così la struttura 3-1 (un drappello di aggressori) tipica del 4-2-3-1. Questa mini struttura la innesta tuttavia su una difesa composta da 3/5 uomini, ibridando così il 3-4-2-1 col 4-2-3-1. Ne esce perciò un 5-1-3-1 difensivo, nel quale una funzione importante spetta ai braccetti dei tre dietro, che hanno il compito di rompere la linea per affiancare in mediana Villar, altrimenti troppo isolato e privo di aiuto ai lati. 

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    È con questo trucco che Fonseca ricompone provvisoriamente il 4-2-3-1. In esso tuttavia trova magicamente due nuovi benefici: rinforza dinamicamente il centrocampo (un difensore per un centrocampista, vedi qui sopra Ibanez uscito su Barella) e porta al contempo sul vertice basso degli avversari non più un attaccante, bensì un giocatore aggressivo e ruvido come Veretout. La solitudine di Villar in mezzo al campo è dunque solo un’illusione ottica. 

    COME COSTRUISCE LA ROMA - Veniamo ora alla costruzione e al gioco con la palla della Roma. Dobbiamo pensare a un sistema in cui alcuni elementi, una volta ‘completato’ lo sviluppo, sono relativamente più fissi di altri. Quando la Roma imposta i tre dietro si distanziano molto, coi braccetti che si aprono quasi in massima ampiezza. I laterali (Spinazzola e Karsdorp) si alzano moltissimo. Questi cinque giocatori ‘fissano’ così una struttura esterna e al tempo stesso degli spazi intermedi tra loro. Dove i giocatori più mobili (i cinque rimanenti, non a caso i più qualitativi) vanno liberamente e in maniera coordinata e alternata a ubicarsi provvisoriamente. Qui vediamo ad esempio Villar e Veretout andarsi a ‘incastonare’ tra il centrale Smalling e i rispettivi braccetti aperti.

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    Villar e Veretout praticano tuttavia più spesso movimenti contrari e funzioni complementari. Sotto ad esempio Veretout si incastona nella linea per costruire a sostegno tra Ibanez e Smalling, mentre Villar entra nella struttura avversaria per modificarla. Anche la sola presenza infatti agisce e sposta gli avversari: guardate più in là il movimento incontro di Pellegrini come sta venendo a creare una linea di passaggio interna tra Lukaku e Lautaro grazie alla posizione assunta da Villar (che attira a sé il gigante belga).

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    Vi sottopongo ora un’astrazione, dunque un’inevitabile semplificazione. In essa sono rappresentati solo i giocatori di movimento: in rosso trovate i cinque che ‘fissano’ spazi e struttura esterna, in nero, la qualità fluida del pentagono di Fonseca (interni di centrocampo, trequarti e prima punta). 

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    IL GIOCO E VILLAR - Il centrocampista spagnolo capisce il gioco in tanti modi, non è solo una questione puramente tecnica. Anzi, è quasi secondario, addirittura superfluo concentrarsi sulla sua tecnica squisita. Ecco ad esempio una maniera di fare regia senza nemmeno toccar palla. 

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    Pellegrini (trequarti destro del 3-4-2-1 di Fonseca) è in possesso del pallone guarda caso proprio in uno di quegli spazi che sottolineavamo prima, tra laterale (Karsdorp) e braccetto (Mancini). Villar, pur non essendo un incursore per natura, anziché restarsene lì in appoggio al compagno col pallone (quella funzione può già ricoprirla Veretout), va, e sblocca il palleggio della Roma venuto a un punto morto sul lato forte. 

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    Così facendo, Villar si porta dietro Vidal (lo sposta) e apre una linea di passaggio per l’incontro in diagonale di Mkhitaryan. È come un invito all’uno e all’altro, a Pellegrini e all’armeno. Dopo la sponda di Mkhitaryan per Veretout, la Roma sfrutterà Spinazzola e Dzeko sul lato debole, tramite la connessione del francese. 
    Poi naturalmente c’è Villar con la palla tra i piedi, Villar che non la perde praticamente mai, anche quando riceve passaggi di questo genere dai propri compagni, e a pochi centimetri c’è Vidal che arriva come un treno.

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    Agilità nello stretto e protezione del pallone:  è spagnolo...

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    Ma vi invito ancora una volta e per concludere a osservare ciò che fa di Villar realmente uno dei migliori registi del nostro campionato, assieme a Locatelli e Arthur. Gli smarcamenti nello stretto per sciogliere gli ingorghi in cui il pallone va inevitabilmente a ficcarsi quando si palleggia. Villar è bravo a ricevere e a ri-ricevere dove altri non vedono spazi utili. Dopo lo scarico a Mancini, pressato da Vidal, Villar prosegue per assistere i compagni, e in base al contesto diveniente modifica corse e posture come meglio non si potrebbe chiedere a un centrocampista. 

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    Prima si avvicina per giocare corto, poi si stacca e fa spazio alla conduzione interna di Karsdorp, utile ad attrarre Vidal. 

    La Roma di Fonseca è la Roma di Villar

    Karsdorp esegue e scarica. Ora Villar è orientato perfettamente per giocare in avanti e sufficientemente distanziato dal cileno.

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    Nel frattempo Pellegrini, che si era prodigato anche lui per andare a svolgere la funzione di vertice relativo quando il pallone era ancora a Karsdorp, ora si ritrova al posto del terzino olandese, apertissimo. Ha svuotato così il corridoio di mezzo. Villar vede: la gioca di prima, di mancino, dritta sul movimento incontro di Dzeko, a infilare Vidal e Brozovic. È la Roma di Fonseca, la Roma di Villar.

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