La Roma non è una società: è una barzelletta. Solo che non fa ridere nessuno, tanto meno i tifosi. L’ultima prodezza di un club chiaramente allo sbando (tra il caos per lo stadio, un presidente che è confinato a Boston, Baldini che comanda da Londra, campioni come Salah e Alisson che se ne vanno e altre amenità del genere) riguarda il provvedimento del ritiro. I dirigenti lo hanno preso all’indomani dello scempio di Cagliari, un vantaggio di due gol buttato in pochi minuti, la rete del 2-2 incassata contro un avversario più scarso e ridotto in nove. Doveva essere un segnale, il ritiro: la squadra non funziona, stia chiusa nel centro sportivo di Trigoria a meditare sui propri errori fino alla cruciale partita di domenica sera con il Genoa.

 

Ieri sera i giallorossi hanno aggiunto un’altra nefandezza al loro triste percorso, perdendo contro il Viktoria Plzen, che non è proprio il Real Madrid o il Manchester City. Ci aspettavamo che la rabbia di chi comanda aumentasse, che ci fosse un’altra strigliata alla squadra, che arrivasse un nuovo segnale a indicare che così non va e non può andare. Tanto che, quando nella tarda serata di ieri abbiamo appreso che la Roma stava meditando di sospendere il ritiro e l’abbiamo riferita a osservatori neutrali, ci hanno guardato in faccia come fossimo pazzi: ne hanno persa un’altra, e in questo modo, figurarsi se premiano i giocatori.

 

Invece, così è andata: da oggi tutti a dormire a casa. Ve lo siete meritati con l’impegno, il gioco e i risultati. E pensare che la dirigenza è - anzi ha la presunzione di essere - un modello: Pallotta e Baldini, Baldissoni e Monchi (c’è anche Totti, ma lui non conta, lo hanno buttato in un angolo). Tante teste per partorire questo brillante risultato.

 

Una barzelletta, già. Una tristissima barzelletta.

 

@steagresti