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    La Samp a Radrizzani: tutto dipende da Ferrero. Oggi l'incontro decisivo a Milano

    La Samp a Radrizzani: tutto dipende da Ferrero. Oggi l'incontro decisivo a Milano

    • Renzo Parodi
    La bomba esplode in serata, spazzando via le voci che davano per concluso l’accordo preliminare fra il trustee Gianluca Vidal e il ticket Radrizzani-Manfredi (nuovi proprietari in pectore della Sampdoria) sulla base di una somma vicina ai 32 milioni di euro, superiore di quasi sei milioni al limite minimo fissato dal tribunale fallimentare di Roma, a quota 26,5 milioni: “Sono fesserie – si inalbera il trustee Vidal – se fosse vero avrei già firmato e mi sarei preso una bella sbronza…”. L’incontro decisivo per trovare la quadra avverrà nella giornata di oggi, a Milano. Se si fa, lunedì il nuovo azionista si presenta all’assemblea e sottoscrive l’aumento di capitale di 35 milioni di euro. Altrimenti il deal si blocca e la Sampdoria torna nella tempesta. La logica impone un ragionevole ottimismo. A questo punto far saltare il banco non conviene a nessuno. Ma il bello, si fa per dire, doveva ancora arrivare. Un polverone improvviso ha gettato nello sconforto la piazza e apparentemente ingarbugliato una trattativa ormai definita nei suoi dettagli essenziali.

    A metà pomeriggio un comunicato ufficiale della Sampdoria annunciava: “è stato raggiunto un accordo preliminare per la finalizzazione di un aumento di capitale nella società da parte di Gestio Capital e Aser Holding (rispettivamente facenti capo ad Andrea Radrizzani e Matteo Manfredi ndr). La proposta presentata da Gestio Capital e Aser Holding si è dimostrata più in linea con l’interesse dei creditori sociali e il piano di risanamento predisposto dal club e, nel contempo, sono state date adeguate garanzie per il futuro della Sampdoria”. Era questa la conferma, attesa, della notizia già ampiamente trapelata: la Sampdoria non andrà al fallimento, la salvezza arriverà da una joint vcnture tra i due finanzieri, appoggiati dal Qatar Sports Investments, presieduto dal presidente del PSG, Nasser Al Khelaifi. Addio Barnaba dunque, congedato con i ringraziamenti di rito,. Per perfezionare l’accordo occorrerà - il comunicato lo riporta in chiaro – “completare le attività prodromiche alla presentazione dell’istanza per l’Accordo di Ristrutturazione del debito, tra cui, inter alia, gli accordi con i creditori della società”. Circostanza che risulta già di fatto essere stata raggiunta. Nessun accenno al versante che riguarda lo scioglimento del trust che incapsula la Sampdoria, la cui cessione dovrà provvedere i soldi necessari a salvare due delle aziende del gruppo Ferrero sull’orlo del
    fallimento.
    Passaggio ineludibile come ormai è di comune conoscenza. Dal trust si deve passare e Ferrero non può essere dribblato. Trascorrono poche ore e in serata piomba sui tavoli delle redazioni sportive una piccata e dirompente dichiarazione firmata dall’avvocato Pieremilio Sammarco. legale di Massimo Ferrero, che apparentemente rimette in discussione tutto il deal. “Leggiamo con sorpresa il comunicato stampa diffuso ora dalla Sampdoria, secondo cui sarebbe stato sottoscritto un accordo per l’aumento di capitale nella società da parte di Gestio Capital e Aser Holding. A tale riguardo si fa presente che né la proprietà e nemmeno il trustee hanno ricevuto la proposta di acquisto delle azioni da parte delle predette società o da altre, giacché nessuno si è realmente
    manifestato nei loro confronti. Se e quando saranno presentate delle
    proposte di acquisto, il trustee e la proprietà le valuteranno per verificarne
    la sostenibilità. Inoltre, il cda non può in alcun modo impegnare la
    proprietà o il trustee né può sostituirsi ad essi per decisioni sull’aumento di capitale
    che competono esclusivamente all’assemblea dei soci; ogni atto in
    pregiudizio dei diritti dei soci sarà oggetto di immediate iniziative
    giudiziarie in sede civile e penale.

    A prendere alla lettera le parole dell’avvocato Sammarco - una vera e
    propria dichiarazione di guerra al cda blucerchiato
    - ci sarebbe da mettersi
    le mani nei capelli. In realtà la tempesta suscitata dai due comunicati è
    destinata a placarsi per forza naturale. Proviamo a rileggere e a separare i
    fatti dalla retorica e da una buona dose di ipocriti orpelli. E’ certamente
    vero che Radrizzani e Manfredi hanno soddisfatto per intero le condizioni
    fissate per soddisfare i creditori della Sampdoria
    (circostanza che andrà
    vagliata dal tribunale), a cominciare dalle banche (Sistema, Maquarie e
    Progetto) alle quali il competitor, Alessandro Barnaba (appoggiato da
    Edoardo Garrone) non aveva avanzato alcuna proposta praticabile,
    E’ altrettanto vero che per perfezionare il deal e procedere all’aumento di
    capitale occorre trovare preventivamente la quadra con Massimo Ferrero,

    ovvero soddisfare le condizioni imposte dal trust, che fissa alla quota di
    26,5 milioni di euro la somma minima, oltre ad alcuni ulteriori benefit che
    riguardano ad esempio la proprietà del marchio Sampdoria. E’ 
    indiscutibile che non è il cda a poter decidere l’aumento di capitale
    indispensabile per salvare i conti e la società dal naufragio. Toccherà
    infatti all’assemblea straordinaria convocata per lunedì pomeriggio
    deliberare l’aumento di capitale e in quella sede sarà colui che ha
    soddisfatto il trust (ovvero Radrizzani) ad avere il titolo per sottoscriverlo.
    E’ certo peraltro che nessun altra offerta è pervenuta non tanto alla
    proprietà
    (che non ha titolo di riceverne in quanto congelata nel trust) ma a
    nessun altro. Il ticket Radrizzani-Manfredi è l’unico candidato rimasto in
    piedi.
    Barnaba si è eliminato da sé cocciutamente insistendo su una strada
    che lo ha portato nel nulla. E adesso, cosa accadrà? Vidal non scuce molte
    parole. Si deve trovare l’intesa con Ferrero”. Il quale, sulla scorta del
    comunicato del suo legale, proverà a forzare la mano a Radrizzani. Eppure
    Ferrero avrebbe tutto l’interesse a trovare un punto di accordo, se vuole
    salvare le sue aziende e conservare cinema e condomini.
    Forse non
    ricorda che se viene soddisfatta la richiesta fissata dal tribunale (i 26,5
    milioni) Vidal potrà, anzi dovrà accettarla. E lui, il Viperetta, non avrà
    alcuna voce in capitolo per opporsi.

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