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Il calciomercato a volte prende delle strade particolari: basta una sterzata all’ultima curva di una trattativa e cambia tutto. Lo sa bene Marco Verratti, oggi protagonista all'Europeo con l'Italia di Mancini e uno dei pochi italiani a giocare in Nazionale senza aver mai fatto un minuto in Serie A. Nell'estate 2012 ha lasciato la sua Pescara per prendere un aereo di sola andata per Parigi, lì dove è diventato uno dei centrocampisti più forti in circolazione. E pensare che fino a qualche giorno prima era stato a un passo dal Napoli: "Avevo portato una loro offerta sul tavolo del presidente Sebastiani" racconta nella nostra intervista Guglielmo Acri, ex capo scouting del Pescara e direttore sportivo del club nel 2013/14, che oggi cura operazioni di mercato tra Inghilterra, Italia e Argentina. Lo stesso che, qualche anno prima, stava per portarlo alla Lazio.

E' vero che aveva proposto Verratti al presidente Lotito?
"Nel 2008-09 aveva 16 anni e giochicchiava in Serie C col Pescara (10 presenze a fine stagione, ndr). Oberto Petricca, all'epoca consulente legale della famiglia Verratti, mi parlò di questo ragazzo: ai tempi io ero alla Lazio per occuparmi delle dismissioni, presi informazioni su questo Verratti e ne parlai con il club".

Qual era la sua valutazione?
"Si parlava di circa 200mila euro. Una vera e propria opportunità perché il Pescara era a rischio fallimento e aveva bisogno di incassare".

E poi cosa successe?
"La Lazio mandò qualcuno a vederlo ma alla fine decise di non prenderlo, perché quei 200mila euro rappresentavano un investimento troppo importante per un sedicenne, all'epoca ancora centrocampista offensivo/trequartista".

Poi lei andò proprio al Pescara come capo scouting.
"Esatto, e ironia della sorte ritrovai Verratti. Nel 2011-12 vincemmo il campionato di Serie B con Zeman in panchina e Marco tra i protagonisti di quella promozione".

Chi lo voleva?
"Tante squadre, quasi tutte. Dalla Roma al Milan, passando per la Juventus. Ma la società che è stata davvero a un passo da Verratti è il Napoli".
Ci racconti come andò.
"Mi capitò di parlare di lui con Andrea Chiavelli, amministratore delegato del Napoli. Il club mostrò interesse per il giocatore, fino ad arrivare a un incontro tra presidenti negli uffici della Filmauro a Roma. Quel giorno era quasi tutto fatto: il Napoli lo avrebbe preso in comproprietà per 5/6 milioni, e Verratti sarebbe rimasto a Pescara in Serie A".

E poi?
"Arrivò l'offerta del Psg che sbaragliò tutta la concorrenza: 12 milioni di euro più bonus per portarlo subito a Parigi a titolo definitivo. Con il Napoli si era già in parola, ma immagino che poi De Laurentiis parlando con Sebastiani abbia capito che si trattava di un'offerta irrinunciabile".

L'altra sua intuizione fu quella su Ciro Immobile.
"Alla terz'ultima giornata della stagione 2011-12 vincemmo 2-0 contro il Torino con gol di Immobile e Insigne, fu la partita che praticamente sancì la promozione in A, era quasi matematica. Io ero in tribuna vicino al mio legale Paolo Rodella, all'epoca avvocato anche dell'entourage di Immobile. E dissi: 'Ciro non andrà solo in Serie A, questo giocatore finirà dritto in Nazionale'. Così è stato. Forse già all'epoca riuscii a vedere qualcosa di speciale".

Chi lo portò a Pescara?
"Io arrivai a settembre, quando il mercato era già finito. Quella di prendere Immobile è stata un'idea vincente del presidente Sebastiani, del direttore sportivo Delli Carri e di Zeman".

@francGuerrieri