55
Mille voci per un affare. Quello che verrà realizzato col trasferimento dell’argentino Jonathan Calleri in Italia, e che dovrebbe avere l’Inter come destinazione finale. Quanto a tutto ciò che ci sarà nel mezzo, l’inseguirsi delle indiscrezioni a mezzo stampa rende il quadro poco chiaro, ma cionondimeno fa vedere sullo sfondo l’ombra delle TPO. Cerchiamo dunque di mettere ordine. Partiamo dal calciatore, attaccante ventiduenne del Boca Juniors del cui talento nessuno dubita, così come delle sue prospettive di diventare un calciatore del massimo livello. Scontato che a lui si interessassero alcuni fra i principali club europei. Altrettanto scontato che, visto che si tratta di un calciatore sudamericano, mettessero le mani sul suo cartellino attori dell’economia parallela. A quelle latitudini non ce n’è uno che si sottragga al meccanismo. Cosa puntualmente avvenuta, come reso noto a partire dalla scorsa settimana attraverso le dichiarazioni del presidente del Boca, Daniel Angelici. Che nell’occasione annunciò l’arrivo di Calleri in Italia “al 99%, dopo essere stato venduto a un fondo d’investimento”. In quei giorni si parlava ancora del Palermo come possibile prima destinazione italiana, a replicare lo schema che aveva funzionato con Dybala; altro negoziato in cui il ruolo degli investitori privati è stato pervasivo, con tanto di controversia presso il Tas da cui il club di Maurizio Zamparini è uscito con le ossa rotte. Ma poi evidentemente l’affare è stato proiettato su una dimensione più elevata, e ecco che è stata eletta l’Inter come club di destinazione. Si scopre anche il nome del fondo coinvolto e si tratta di una notizia data per la prima volta da Tuttosport il 3 dicembre (CLICCA QUI): si tratta di Stellar Football Ltd, emanazione dell’inglese Stellar Group capitanata dal potente agente Jonathan Barnett. Si tratta dell’agenzia che ha nel proprio portafoglio giocatori, fra gli altri, il madridista Gareth Bale, il portiere romanista Wojciech Szczesny, e il giovane e quotatissimo centrocampista dell’Anderlecht, Dennis Praet. Posti questi elementi dell’affare, rimanevano però dei nodi da sciogliere.

Il primo è anche il più grosso: la presenza di un fondo d’investimento fa sì che l’operazione avvenga contro le regole della Fifa, segnatamente quelle stabilite dalla Circolare 1464 del 22 dicembre 2014. Un documento che mette al bando il ruolo dei fondi e le formule di TPO e TPI, e che è già costato una pesante sanzione al club belga del Seraing (CLICCA QUI). Dunque, in questi termini, per l’Inter si tratterebbe di un negoziato a rischio sanzioni. Come uscirne? Un indizio lo dà la Gazzetta dello Sport nell’edizione di stamattina: il calciatore passerebbe attraverso il Deportivo Maldonado, società uruguayana di serie B che ha attirato la curiosità dapprima di Bloomberg (CLICCA QUI) e poi di Usa Today (CLICCA QUI). Nonostante il suo modesto status, il Maldonado ha visto formalmente passare dai propri ranghi calciatori poi andati in Europa. Naturalmente, nessuno di loro ha mai vestito la maglia rossoverde del club uruguayano. Nella lista vengono rintracciati nomi noti ai tifosi italiani: Alex Sandro, passato da lì prima di andare al Porto, Ivan Piris, il napoletano e ex udinese Allan, e soprattutto Marcelo Estigarribia. Che nel corso di un’intervista rilasciata nel settembre 2014 a Sportweek spiegò come funzioni il meccanismo. Ogni anno il fondo che sta dietro il Deportivo Maldonado lo “affitta” in prestito oneroso da 500 mila euro, in attesa che arrivi un club disposto a riscattarlo per la cifra fissata di 5 milioni. Meccanismo confermato dal comunicato ufficiale con cui la Juventus annunciò l’ingaggio del paraguayano nell’estate 2011 (CLICCA QUI). In quell’intervista Estigarribia lanciò un appello per essere “liberato” da questa condizione (CLICCA QUI). Appello caduto nel vuoto.

Il meccanismo che porta Stellar Football Ltd a usare un club per far transitare i proprio giocatori conferma quanto pronosticato oltre un anno fa: per aggirare il bando Fifa, i fondi mettono le mani su piccoli club da cui far transitare i calciatori sui quali investono, smettendo così di essere terze parti. È la logica dei “bridge club”, che peraltro è stata parzialmente autorizzata da una sentenza del TAS riguardante un’altra società uruguayana, l’Atletica Sud America (CLICCA QUI). Quanto alle considerazioni di carattere etico, evidentemente per l’Inter sono un dettaglio. Gli affari sono affari.
E allora a questo punto è proprio sulla struttura dell’affare che bisogna concentrarsi: quello di Calleri sarà un acquisto definitivo, o piuttosto un prestito oneroso (molto oneroso) da rinnovare a scadenze fisse? Lo sapremo nelle prossime settimane. Quando il cosiddetto affare potrebbe svelare aspetti un po’ meno univoci di quelli che vediamo adesso.

@pippoevai