“Probabilmente lo perderemo, spero per poco tempo perché per noi è fondamentale”. Con queste parole, al termine di Lazio-Chievo, Simone Inzaghi ha commentato l’infortunio di Ciro Immobile, uscito al 35’ per un trauma distrattivo al quadricipite. “Fondamentale” naturalmente, perché coi suoi 20 gol l’attaccante biancoceleste è il capocannoniere della Serie A, e farebbe comodo al suo allenatore recuperarlo almeno per il 31 gennaio contro il Milan, nella semifinale di andata di Coppa Italia.

"Fondamentale”, però, Immobile lo è più in generale per la tipologia di gioco della Lazio. E’ con lui infatti che il 3-5-1-1 si aguzza e diventa l’arma appuntita capace di trionfare due volte di seguito con la Juventus, per tacere delle cinquine e dei poker calati in campionato fino a questo momento. Non è formalità oziosa distinguere il più noto 3-5-2 dal 3-5-1-1 che ha fatto di questa Lazio il miglior attacco in Italia (53 gol), il quarto in Europa dietro a Manchester City, PSG e Barcellona.

La differenza sta tutta nelle caratteristiche degli interpreti davanti. Immobile e Luis Alberto non rappresentano il classico tandem d’attacco: il centravanti alto e fisico, la seconda punta rapida e/o tecnica a cui si chiede di ‘girare intorno’ al riferimento più avanzato, concepito come un’entità più statica e ‘pesante’ (la coppia complementare tanto cara al 3-5-2 di Conte, per intenderci). Immobile e Luis Alberto sono diversamente complementari. Vediamo allora in cosa consiste questa complementarità, e in definitiva cosa perde la Lazio quando manca il suo numero 17. 
 
IMMOBILE "FONDAMENTALE"-  Se nel 3-5-2 con centravanti alto e ben piazzato la prima verticalizzazione è rivolta spesso e volentieri proprio a quest’ultimo, che funge poi da sponda o ‘torre’ per il sostegno o l’inserimento della seconda punta, nel 3-5-1-1 l’obiettivo diventa pescare l’uno tra le linee, tra il proprio centrocampo e il proprio centravanti. Sarà quindi compito del trequartista (Luis Alberto) "fare da sponda" per la punta, vale a dire precisamente l’inverso: una sponda in avanti. Per ottenere ciò è necessaria la presenza di una prima punta in grado di leggere gli spazi oltre la linea difensiva avversaria e di muoversi senza palla in maniera complementare al trequartista. Immobile.    
 

 
Qui sopra, contro la SPAL, si noti la scelta di Lukaku: non l’uomo più vicino, non il passaggio più facile. La palla viene data al giocatore più ‘staccato’ dalla linea difensiva, che guarda caso è uno specialista dell’imbucata. Che sviluppo avrebbe avuto consegnare subito il pallone ad Immobile? Possibile triangolazione con Lukaku, possibile uno-contro-uno di Immobile, possibile passaggio all’indietro di Immobile. Tutte soluzioni ritardanti, paradossalmente meno dirette e verticali di quella che invece porterà al gol la Lazio in questa circostanza (Lukaku-L.Alberto-Immobile). Fantastico il tempismo del centravanti che, sebbene dia le spalle a Luis Alberto, sente l’intesa e attacca l’area con fiducia. 

Un’altra azione straordinaria, sempre nella partita SPAL-Lazio, porta Immobile a segnare il gol del provvisorio 1-3. Stavolta l’assistenza è di Sergej Milinkovic Savic. La duttilità di questo giocatore è tale per cui gli scambi di ruolo con Luis Alberto vengono naturali. Come in questo caso. Milinkovic-Savic ferma il pallone di petto tra le linee, lo spagnolo è nei tre di centrocampo. Intanto Immobile fiuta odore di assist, e scatta.    



Milinkovic-Savic resiste alla carica di Viviani, usa il corpo per proteggere il pallone. Un giocatore che non valga un Colosseo (o anche di più), non metterebbe nella stessa giocata tutti questi fondamentali che stiamo ammirando. Ma Sergej va ben oltre: anziché tentare un rasoterra prevedibile nel corridoio in cui si è infilato Immobile, o anziché lanciarlo sopra la testa dei due difensori piuttosto banalmente, Milinkovic-Savic inventa una traiettoria-capolavoro.  



D’esterno destro aggira alle spalle Vicari, sfruttando il ritardo di Salamon. Immobile raccoglierà palla all’altezza del dischetto, gli basterà un tocco per segnare. Per questa pennellata Sergej merita di essere annoverato tra i padri della prospettiva, al pari di Giotto e Brunelleschi.



SENZA IMMOBILE – Ma come farà la Lazio senza un giocatore come Immobile? Come ha fatto contro il Chievo, quando il numero 17 è sceso per infortunio? Così.



Ha lasciato a Felipe Anderson il compito di sostituirlo. Col brasiliano non è cambiato il modulo, come vedete. Inevitabilmente, però, con l’interprete muta anche l’interpretazione, va da sé. E la Lazio è ancora più fantasiosa: i punti di riferimento, per gli avversari, son sempre meno. Anche a Felipe Anderson, infatti, piace ricevere il pallone tra i piedi, visti i suoi trascorsi da esterno alto. Spetterà allora alle mezzali aumentare il numero (già altissimo) degli inserimenti. La doppietta di Milinkovic-Savic di domenica nasce proprio così.     



La difesa del Chievo sale malamente davanti a una palla scoperta, così che Leiva può premiare il movimento del serbo.
 


Mentre il pallone è ancora in volo si può apprezzare l’atteggiamento e la disposizione dei giocatori laziali: i laterali di centrocampo spingono fin dentro l’area, una mezzala si butta nello spazio e l’altra resta in copertura accanto al mediano. Luis Alberto può trovarsi a fare tandem con Milinkovic, cioè con una mezzala, mentre la prima punta (Felipe Anderson) arretra da trequartista. La Lazio, senza Immobile, è di certo meno verticale. E’ più liquida però.