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Sa far tutto e se calcia è irresistibile. Da vicino o da lontano, Ederson farà gol nel cuore dei laziali. Ultrà dentro, dottore fuori, golfista per caso, poliglotta per necessità. Brasiliano per sempre:  «Amo il mio Paese, il mio idolo è Ronaldo. Ho pianto a dirotto quando ha smesso».
UNA VILLA PER TRE - Cerca casa Ederson, adora la natura, s’immergerà fra gli alberi di Formello. Lo consigliano gli amici romani, la meta è lì, a un passo: una villa all’Olgiata, con un giardino in cui far svagare Alessandro. Ha due anni il piccolo di Honorato e Patrizia, la moglie-manager, imparerà presto tante lingue. Papà è il maestro perfetto, ne mastica cinque: francese, inglese, portoghese,
spagnolo e ovviamente italiano. I diplomi cantano, Ederson divora curiosità e notizie:  «A Nizza, quando tutti i compagni andavano a ballare, rimaneva in albergo a leggere» , svela l’agente Caliendo.
I SUOI IDOLI - Sarà il sangue carioca, fra i libri si ritroverà col “Profeta” Hernanes. Il “vecchio” zio Reja sarebbe stato un degno “compare” di golf, uno dei suo hobby preferiti. Con Petkovic dovrà coltivare altre passioni. Magari la cultura per un calcio iperoffensivo. Il suo top 11 di tutti i tempi è a dir poco spregiudicato, altro che 4-3-3:  «Lloris fra i pali, Cafu, Beckenbauer, Maldini in difesa; Seedorf, Zidane, Baggio, Maradona; Ronaldo e Pelé». A ognuno di loro ha rubato un segreto, ne ha studiato le movenze, la classe, la personalità.
L’ANIMA ULTRA’ - Pacato e sempre sorridente, Ederson è un leone in campo, sbrana l’erba, strappa l’applauso:  «Incanterà l’Olimpico», assicura la compagna Patrizia. Conquisterà la Curva. A Nizza era un leader autentico, carismatico, un trascinatore di folle: a ogni gol saltava sugli spalti per abbracciare i Brigade Sud Nice, il cuore ultrà del club francese. Immaginatelo ora in volo sotto la Nord nel derby, la scalata sulla balaustra. Esploderebbe l’Olimpico.
SCARICATO DAL LIONE - I laziali lo aspettavano da anni, ora Lacombe - braccio destro del presidente Aulas - da Lione prova a frenare l’euforia:  «Se fosse stato così forte, non ci saremmo privati di lui. In quattro anni, quante volte è stato decisivo? E’ vero, l’ha penalizzato un brutto infortunio, ma non ha mai brillato». Forse, non s’è mai sentito amato. A Nizza nessuna saudade, strabiliava l’Europa. Negli occhi di tutti c’è ancora quella perla da 40 metri contro il Monaco: gli valse il premio per il miglior gol dell’anno dalla Academy Awards UNFP.
LA SFIDA - Una meraviglia alla Maradona, per intenderci, ma guai a nominarglielo:  «Sono obbligato a metterlo fra i giocatori più forti di sempre, anche se è argentino». A Formello scomparirà questa rivalità sudamericana, Ederson sgomiterà però con Zarate per la maglia numero 10: l’ha sempre indossata, tiferà per l’addio di Maurito. A meno che non sia la stessa Lazio a mettergliela sulle spalle, al momento della firma.
L’UFFICIALITA’ - L’ufficialità è slittata ancora, il ds Tare, Lotito e il manager Caliendo avevano impegni frenetici. Così Ederson trascorrerà il week-end con i suoi amici, all’inizio della prossima settimana si sottoporrà alle visite mediche e siglerà il contratto - da 1,7 milioni a stagione - che lo legherà alla Lazio sino al 2017. Il brasiliano ha già avuto contatti con Petkovic, ha dato la propria disponibilità da trequartista o esterno sinistro. Vuole far vedere chi è, riconquistare la Selecao, sfondare in Italia, parlare in campo, abbracciare i tifosi. Si prenderà la Lazio, sarà Honorato.