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Le vie del successo sono infinite. E se ci sono i più fortunati, che arrivano acclamati dalla folla, si godono una presentazione stile Nba e partono subito titolari, c'è anche chi quel minimo di visibilità deve guadagnarselo giorno per giorno, con l'impegno quotidiano, per scalare posizioni nelle gerarchie dell'allenatore e vincere lo scetticismo che lo circonda. Che Alvaro Gonzalez possa affermarsi nel calcio italiano è impossibile saperlo. Ma un primo indizio lo si potrebbe avere a Firenze, quando dovrebbe fare finalmente il suo esordio in campionato con la maglia della Lazio.

Nelle ultime sedute tattiche Reja lo ha sempre schierato nella formazione titolare, come interno di destra nel 4-3-2-1. A determinarne l'utilizzo le condizioni ancora precarie di Brocchi, che ha ricominciato ad allenarsi coi compagni solo ieri, e le tre partite in otto giorni (Fiorentina, Milan e Chievo) che aspettano i biancocelesti a partire da domani. Un po' di turnover, insomma, non fa male. Gonzalez si avvia così ad essere il 19° giocatore mandato in campo da Reja in questo avvio di stagione, in una Lazio mai così camaleontica sia nel modulo che negli interpreti.

La definizione 'oggetto misterioso' ha un senso solo in Europa. Dall'altra parte dell'oceano, in Sudamerica, Alvaro si è fatto conoscere eccome, avendo militano in squadre come il Boca Juniors e il Nacional. Un curriculum di tutto rispetto che l'ha portato a collezionare, a 26 anni, già 20 presenze con la Nazionale del suo Paese. Salvo essere escluso a sorpresa da Tabarez dall'ultimo Mondiale. Per il riscatto Gonzalez ha scelto la Lazio. Arrivato a Roma con Pablo Pintos nell'ambito della trattativa per il rinnovo di Muslera, l'uruguaiano ha dato il massimo fin dal ritiro di Auronzo impressionando Reja per la grande disponibilità al lavoro.

Il trasferimento di Pintos al Getafe lo ha lasciato senza il compagno con il quale aveva più confidenza. Per Alvaro, allegro ma molto timido, non è stato così facilissimo ambientarsi nella nuova realtà. Lo ha aiutato il folto nucleo dei sudamericani e la sua forza di volontà. Per scendere in campo ha dovuto aspettare un transfer arrivato dopo la prima giornata e il passaggio della Lazio alla difesa a quattro. Ora ha la possibilità di dimostrare che è vero quanto si dice di lui: bravo a impostare l'azione ma soprattutto grande rubapalloni. Dote necessaria per equilibrare un centrocampo che, con il ritorno di Matuzalem al fianco di Ledesma, ripresenta la sua versione più tecnica.

(Il Tempo)