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Lazio, meno male che Ciro Immobile c'è

Lazio, meno male che Ciro Immobile c'è

  • Alberto Polverosi
    Alberto Polverosi
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Mai scherzare con i campioni. Mai. Ciro Immobile è un campione, è un bomber, è la Lazio. Doppietta contro il Celtic in 180 secondi, Lazio che centra la qualificazione agli ottavi (grazie a quanto accaduto a Rotterdam fra Feyenoord e Atletico Madrid), l’Olimpico in festa e tutti in piedi a cantare “Ciro Ciro”. La Lazio era sul punto di sprofondare in una crisi pericolosa. Dopo la sconfitta di Salerno, a 8 minuti dalla fine era bloccata sullo 0-0 all’Olimpico dal Celtic. Contro le ultime due squadre della Serie A e del girone di Champions, appena un punto e un gol su calcio di rigore. Solo lui, solo Ciro Immobile poteva toglierla da quella complicatissima situazione. Aveva iniziato in panchina perché Sarri gli aveva preferito Castellanos (già, proprio così), ma quando la partita stava per girare dalla parte della crisi, eccolo in campo al posto di Castellanos, ecco i due gol, ecco la qualificazione.

UN TEMPO SOLO DEL 10 - Luis Alberto e poco altro. La Lazio aveva giocato il primo tempo contro il Celtic in Champions come una partita del campionato italiano, ovvero senza ritmo, senza intensità, senza velocità e con scarsa aggressività. In 45 minuti era stata capace di costruire una sola occasione in fondo all’unica bella azione, nata dalla classe di Luis Alberto, rifinita da un cross di Guendouzi e conclusa con un colpo di testa sbagliato da Felipe Anderson. Sarri aveva puntato su Castellanos al centro dell’attacco. Se il criterio del tecnico laziale era quello di schierare il giocatore più in forma veniva da chiedersi in che condizioni si era ridotto Immobile dopo il rigore procurato e segnato a Salerno. Se invece è stata una scelta...strategica, allora applausi. Castellanos per tutto il primo tempo si è visto una sola volta con un colpo di tacco per Luis Alberto, non ha mai tirato in porta, anzi, non ha mai creato le premesse per arrivare al tiro. Anche gli esterni avevano la stessa difficoltà: Felipe Anderson era irriconoscibile, mentre Isaksen giocava quasi impaurito. Esclusa la classe cristallina del 10 spagnolo, nella Lazio si segnalavano un paio di discese di Lazzari e Marusic e qualche incursione di Guendouzi. Tutto il resto, compresa la spenta e ingarbugliata regìa di Rovella (che ha preso un’ammonizione sciocca, per aver fatto ostruzione su una rimessa laterale: già diffidato, salterà l’ultima con l’Atletico Madrid), era senza pretese, tantoché, pur nella sua modestia tecnica, il Celtic poteva controllare agevolmente la partita, anche se non è mai riuscito a creare un pensiero a Provedel. Rientrando negli spogliatoi, le telecamere hanno pizzicato Luis Alberto che, con tono e modi stizziti, spiegava a Isaksen come doveva muoversi e in effetti un miglioramento del danese si è visto nella ripresa.

CI PENSA CIRO - L’inizio della ripresa è stata un po’ più movimentata, forse più per merito del Celtic (per puntare al terzo posto doveva vincere per forza) che della Lazio. Gli scozzesi hanno lasciato un briciolo di spazio in più, ma la squadra di casa non sapeva cosa farsene. Dopo un’ora di partita Sarri ha cambiato due terzi dell’attacco, dentro Immobile (per Castellanos) e Pedro (per Felipe Anderson), ma la produzione offensiva, intesa come qualità e pericolosità, per una decina di minuti non è cambiata. Ora anche Luis Alberto stava sbagliando qualche passaggio e per la Lazio era un problema raggiungere la porta di Hart. Poi Immobile è entrato sulla scena e tutto è cambiato. Vi ha fatto irruzione a un quarto d’ora dalla fine quando con un “velo” ha messo Luis Alberto nella condizione ideale per segnare, ma il tiro dello spagnolo è finito oltre la traversa. E’ stato quando Isaksen, finalmente più libero di testa, è entrato in area e ha provato il diagonale che Immobile ha ritrovato tutto il meglio di se stesso: la palla del danese è stata smorzata e si è impennata, Ciro aquileggiando ci è piombato sopra e l’ha messa in rete. Tre minuti ed è arrivato il bis, ancora più bello e ancora su passaggio di Isaksen: stavolta Immobile ha agganciato la palla ai bordi dell’area piccola vincendo un contrasto con Scales, poi con una finta di destro ha mandato Carter-Vickers col sedere per terra e di sinistro l’ha piazzato sul primo palo. E’ venuto giù l’Olimpico. Ciro è il suo bomber.

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