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La Lazio dell'emergenza totale si butta in trincea e si prende un punto con sacrificio, sforzi quasi commoventi in Belgio. La fatica e la fede nell'organizzazione dei ragazzi di Inzaghi si spinge fino al pareggio contro il Club Brugge in forma, vivace, forte del successo contro lo Zenit. Non può essere la Lazio che ha macinato il Borussia: in mezzo c'è il peso di un lungo elenco di positivi, un'emergenza totale, una gara di trincea fino allo stremo. Con una punta di rammarico: a ranghi completi, come sarebbe finita?

DECIMATI - La partita col Club Brugge della Lazio non comincia col fischio iniziale, ma prima. Dopo il match contro il Bologna una serie di notizie filtra da Formello: i tamponi della UEFA hanno svelato praticamente un focolaio a Formello. La Lazio non comunica nulla ufficialmente, ma a partire per il Belgio sono 11 titolari più una sola riserva, Muriqi. Nella mattinata di mercoledì arriverà anche Andreas Pereira. Fuori in tanti, da Luiz Felipe a Luis Alberto, passando per Lazzari fino ad arrivare a Ciro Immobile. Mezza squadra, prima della Champions League. La Lazio è decimata: il film della gara inizia con la sconcertante inquadratura della panchina, con 5 Primavera. Questo è il calcio al tempo del Covid, una sconvolgente alterità rispetto a quello a cui siamo abituati.

La Lazio parte sorniona, in attesa, il Brugge sembra in grado di fare male: Diatta sulla destra è una freccia, Fares per tenerlo deve sfidarlo di continuo, tra buone e cattive oscillante come un pendolo perpetuo. Tutti e due ammoniti, una specie di match di MMA sulle motociclette. Al 15' Correa trova un guizzo letale .Servito da Marusic, l'argentino con una finta di corpo si prepara alla conclusione e trafigge Mignolet: è 1-0 Lazio, con la difesa belga che sembra un po' lenta a capire, a trovare sincronie e automatismi. Due su tre sono appena tornati in campo, anche loro appena fuori dal tunnel Coronavirus. La Lazio va in modalità gestione, storicamente poco adatta alla squadra di Inzaghi, ma sembra reggere Si capisce subito che non sono solo i positivi assenti a preoccupare il mister: Marusic ha autonomia ridotta (meno di un tempo, il primo, contro il Bologna), cerca di tenere, Fares è già ammonito a sinistra, così come Patric e Hoedt, Caicedo ha la spalla malridotta, fa fatica ma resiste. 

SACRIFICIO - Parola d'ordine: sacrificio. Coperture, ordine, la difesa sembra reggere ma Patric è una specie di pass per il gol belga: prima serve il pallone del pareggio a De Ketelaere, che sciupa, poi abbraccia in area un avversario e l'arbitro Taylor - dopo review al Var - concede un rigore che Vanaken (fino a quel momento muto) trasforma in urlo dei padroni di casa. Si va così sul pari a riposo, e Inzaghi già urla, nei minuti finali del primo tempo, quanto manca, scandendo i tempi sul cronometro do una squadra provata. Un mantra: la partita è un immenso sacrificio, una titanica fatica, in pochi, malconci, contro una squadra che diventa più frizzante col passare dei minuti. Entra Pereira, altro ticchettio, quello dei cambi che non ci sono, ne rimane uno che non sia un Primavera. Il secondo tempo inizia con una palla-gol Brugge, Dennis da posizione defilata sparacchia su Reina. 

ORGANIZZAZIONE E TRINCEA - Trincea e fatica, la Lazio sembra un immenso coccodrillo sonnacchioso, che copre bene il campo ma si muove lenta, come fuori dall'acqua. Accelera all'improvviso, come se trovasse il suo elemento, ma manca l'ultimo passaggio.  Esce Fares, ammonito e stanco, Muriqi in campo, la Lazio si mette a 4. Un segnale chiaro: non toglie un attaccante Inzaghi, vuole dare coraggio ai suoi, che riguadagnano metri. Correa diventa un esterno così come Pereira, Parolo un difensore centrale: è l'emergenza, bellezza. Soffre la Lazio, Reina ancora decisivo su un colpo di testa di Rits, poi Sobol a porta vuota sciupa e manda fuori. Inzaghi deve pescare tra i Primavera: Caicedo getta la spugna, entra Czyz, prima in assoluto, prima in Champions, classe 2001. Il tecnico del Brugge, Clement, fa un favore ad Inzaghi, non fa cambi fino all'80', non inserisce forze fresche, quasi voglia contribuire anche lui all'affresco dell'umana stanchezza che stanno dipingendo in campo. Occasioni ce ne sono, l'immersione improvvisa del coccodrillo Lazio per poco non la fa diventare letale:  Milinkovic si infila e stoppa una palla super, Mignolet chiude lo specchio al morso della Lazio. Vormer risponde sparando alto, dopo una deviazione di Reina sui suoi piedi. La palla-gol capita pure all'ex United Pereira che non trova il tempo. Ma è un grande tributo quello che il triplice fischio sancisce: la Lazio in assoluta emergenza non perde, si prende un punto importante. Il girone è aperto, totalmente: la Lazio col Borussia ha dimostrato forza titanica,  contro il Brugge altro. L'altra faccia della moneta del calcio, la fatica, la fede nel mister, la trincea quando è obbligatoria. Pochi ma fedeli, pochissimi ma buoni, anche questo significa essere da Champions League.






IL TABELLINO

Bruges-Lazio (1-1 primo tempo)


Marcatori: 14' Correa (L), 41' rig. Vanaken (B)

Assist: 14’ Marusic (L)

Bruges (3-5-2): Mignolet; Clinton, Kossonou, Deli; Diatta, Vormer, Rits, Vanaken, Sobol; De Ketelaere (83' Lang), Bonaventure (88' Krmencik). All.: Clement.

Lazio (3-5-2): Reina; Patric (46' Pereira), Hoedt, Acerbi; Marusic, Akpa Akpro, Parolo, Milinkovic, Fares (54' Muriqi); Correa, Caicedo (68' Czyz). All.:  Inzaghi.

Arbitro: Anthony Taylor (Ing).

Ammoniti: 31' Diatta (B), 35' Fares (L), 41' Patric (L), 45' Hoedt (L), 58' Akpa Akpro (L), 68' Bonaventure (B), 75' Czyz (L).