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E adesso, poveruomo? Maurizio Sarri assiste allibito al naufragio della sua Lazio sul campo del Bologna, la stessa Lazio che aveva vittoriosamente piegato la Roma nel derby e si era sbarazzata del Lokomotiv Mosca in Europa League. Il Bologna con una partita perfetta salva se stesso e il suo allenatore, Mihajlovic, da una caduta che sembrava inarrestabile. L’addio di Sabatini (andrà al Genoa?) e la strigliata dal patron Saputo, nonché il ritiro ad intermittenza deciso da Mihajlovic, evidentemente hanno colto nel segno. La Lazio viceversa è crollata come un castello di carte mal costruito. Non c’era Immobile, d’accordo e si è visto quanto contino le accelerate e le penetrazioni verticali del bomber. Moriqi, povera anima abbandonata a se stessa, non ha inciso per nulla. Stanchezza, fisica e mentale per gli impegni ravvicinati? Può essere, ma la prestazione incolore e scialba di Bologna suina comunque un bel campanello d’allarma. La squadra è regredita di brutto rispetto ai primissimi tempi dell’era sarriana. In definitiva un match imprevedibile e pieno di sorprese, belle e brutte, a seconda dei punti di cista. Magie e misteri del calcio. Infinitamente bello.

Risultato ampio e netto, nessuna recriminazione possibile da parte laziale. La squadra biancazzurra ha calciato una sola volta pericolosamente verso la porta bolognese, con Moriqi (desaparecido come quasi tutti i compagni, ma non può fargliene una colpa): a metà del primo tempo, una puntata sottomisura col mancino che ha spedito il pallone addosso a Skorupski. In quel momento il Bologna già conduceva per 2-0, grazi ai gol di Barrow e Theate, segnati nel giro di tre minuti, con la difesa laziale disposta a… presepe. Partenza fulminante del Bologna, aizzato all’attacco dalla folla e dal suo allenatore. Mihajlovic lo aveva schierato con un inedito 3-4-2-1, camuffato, perché in fase di possesso palla e di attacco lo schema si in un 3-5-2. La mossa aveva messo in confusione Sarri che aveva trascorso quasi l’intero primo tempo ad appuntare furiosamente chissà quali cose sul suo taccuino. Tramortita dell’uno due – Barrow destro a giro nell’angolino alto e Theate a incornare nel sacco un lungo cross dalla bandierina di Barrow – la Lazio non era riuscita a risvegliarsi dal coma. Gioco lento e scontato, passaggi  passaggini orizzontali, nessuna accelerazione sulle fasce. Insomma l’antisarrismo distillato allo stato puro.

In panchina il suo condottiero provava a risvegliare i suoi chiedendo loro di passare dal tango alla polka, inascoltato. Milinkovic Savic galleggiava anonimo perdendosi nelle grinfie dell’attento Svanberg, Leiva trovava sulla sua strada Dominguez e Barrow, soltanto Pedro (marcato a vista da De Silvestri) Anderson, che se la vedeva col vivacissimo Theate, provavano qualche strappo, innocuo alla resa dee toni, salvo la chance propiziata un sontuoso assist dalla linea di fondocampo di Luis Alberto per Moriqi. La notte era calata sulla squadra di Sarri. Il Bologna, sul 2-0 costruito dopo appena 17’ aveva cambiato radicalmente registro, si era rinserrato ni suoi 40 metri di campo e abbandonato il forsennato pressing alto dei primi minuti, attendeva la sfuriata laziale che tuttavia non si era mai manifestata.

Ripresa. Si attendeva la reazione laziale, se non allora quando? Invece, buio pesto. Il tran tran scialbo del primo tempo proseguiva, se possibile ancora più noioso, sebbene portato più avanti ma senza mai guadagnare porzioni di campo utili a mettere alle strette il Bologna. Al quarto d’ora i il finalmente Sarri metteva mano allo sgangherato meccanismo laziale, fuori Milinkovic Savic (stanco e acciaccato) per Basic e fuori Hysaj per Lazzari. Risultati’ Quasi nessuno. La Lazio alzava ancora di più il baricentro del gioco andando però ad intasare spazi già angusti. Il Bologna si difendeva con ordine e puntitglio e non rinunciava più a contrattaccare godendo di ampi spazi. E così la gara si manteneva abbastanza bella, sebbene chiaramente segnata nell’epilogo finale. Il sigillo lo metteva il giovane Hickey, servito lungo da un ribaltamento di fronte, dribblava Lazzari e sparava un destro secco sul primo pallo, Reina si accucciava goffamente lasciandosi sfuggire il pallone sotto le gambe: 3-0 Bologna e tutti virtualmente a casa. L’ultimo spezzone di gara regalava altri cambi, di qua e di là, e una pioggia di cartellini, il rosso mostrato da Massa (buona la sua direzione di gara) a Acerbi, le cui reiterate proteste (e forse una parolina del gatto sfuggita al difensore) segnalavano il nervosismo laziale. Alla fine gli ammoniti nella squadra di Sarri sono stati quattro: Milinkovic, Pedro, Lazzari e Luis Felipe), due fra i rossoblù, Soumaoro e De Silvestri.  E così sia.

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IL TABELLINO

Bologna – Lazio: 3-0 (primo tempo 2-0)

Marcatori: 14’ pt Barrow (B), 17’ pt Theate (B), 23’ st Hickey (B).

Assist: 14’ pt Theate (B), 17’ pt Barrow (B), 23’ st Barrow (B).

Bologna (3-4-2-1): Skorupski; Medel, Soumaoro, Theate; De Silestri, Dominguez, Svanberg, Hickey (43’ st Bonifazi); Soriano, Barrow (44’ st Vignato); Arnautovic (40’ Santander). All. Mihajlovic.

Lazio (4-3-3): Reina; Marusic , Felipe, Acerbi, Hysaj (13’ st Lazzari); Milinkovic Savic (13’ st Basic), Lucas Leiva (26’ st Cataldi); Luis Alberto (26’ s Akpa), Pedro, Muriqi (35’ st Patric), Anderson. All. Sarri.

Arbitro: Massa di Imperia.  

Ammoniti: 7’ st Milinkovic-Savic (L), 8’ Soumaoro (B), 21’ st Pedro (L), 30’ Lazzari (L), 31’ st Acerbi (L), 47’ st Felipe (L), 50’ st De Silvestri (B).

Espulsi: 31’ st (Acerbi).