E' andata bene alla Lazio, sovrastata nelle trame e nel palleggio dall'inizio alla fine e costretta a giocarsi questa partita di andata con le toppe al sedere. Due assenze eccellenti - Immobile e Milinkovic - alle quali si sono aggiunte quelle di Luis Alberto, Parolo e Bastos (beh, per quest'ultima nessuno si è strappato i capelli). Di fronte ad un avversario così malconcio, il Siviglia si è divertito a far valere la tecnica e l'organizzazione tattica superiori, raccogliendo però pochino rispetto al grano macinato. Un gol, anche se in trasferta, non può rassicurare nessuno, neanche la storica star dell'Europa League ex Coppa Uefa dall'alto delle sue cinque vittorie. Si è avuta addirittura l'impressione che la squadra spagnola non abbia voluto affondare i denti sulla preda, pur avendone la possibilità. Il calcio finissimo di Machin si è arenato un paio di volte davanti a a Strakosha per eccesso di svolazzi e di altruismo, come si dice: Sarabia e Vasquez volevano entrare in porta con la palla al piede.

Centrocampo per palati fini quello del Siviglia, guidato dalla regìa sontuosa di un Banega che all'Inter farebbe tanto comodo, disegnato dai ricami di Banega a destra e di Escudero a sinistra, implementato dal "tuttocampista" Pablo Sarabia che con l'ex palermitano Vasquez ha fatto girar la testa ai poveri aquilotti. Un po' in ombra la bandiera della squadra, Jesus Navas, che la prima partita con la maglia del Siviglia la giocò 19 anni fa e collezionista di trofei, titoli mondiali e europei con la Nazionale, persino di uno scudetto col Manchester City nella parentesi inglese, ma forse ha pensato che questa sera non valesse la pena spendere troppe energie. Si diceva che il punto dolente dei sivigliani fosse la difesa, eppure Kjaer - altra vecchia conoscenza del campionato italiano - e i suoi scudieri Marcado e Sergi Gomez hanno scherzato con Correa e Caicedo. L'unico un po' traballante è sembrato il portiere Vaclik, che però nessuno dei presunti frombolieri di Inzaghi ha avuto la gioia di testare.

In uno schema così eclettico - un 3-4-1-2 molto elastico - con vorticosi cambi di ruolo, le due punte, Andrè Silva e Ben Yedder, svolgono un lavoro poco vistoso ma assai utile agli inserimenti dei compagni. L'ex milanista, si sapeva, dopo un inizio di stagione travolgente non è in grande spolvero, ma il compagno di linea anche stavolta è stato puntualissimo con il gol (11 in campionato, 5 in EL) precedendo Acerbi su un traversone liftato dalla sinistra di Sarabia. Cosa ci faceva Sarabia a sinistra? Tutti quelli del Siviglia cercavano di piegare a manca, attirati come gli orsi dal miele o come Toninelli dalle gaffe. Su quella fascia Bastos e Marusic avevano acceso il semaforo verde e non c'è stato verso di fargli capire che il calcio è un'altra cosa che girovagare a caso e calciare la palla dove va va.

Lazio, come ho detto, tartassata dagli infortuni, ma come mai? Stavolta ha avuto sette giorni di tempo per allentare muscoli e tensione. Anche quelli rimasti in campo non è che abbiano corso come fringuelli e combattuto allo spasmo. Se escludiamo Acerbi, Radu, Leiva (i soliti), gli altri hanno denunciato gambe molli e/o piedi ruvidi. Non c'è stata una fase della partita in cui la Lazio abbia saputo comandare la danza, qualche fiammata (un paio di occasioni per Correa che non era anche lui al meglio), una buona occasione per Leiva che all'85' ha sparato di poco a lato, centralmente dal limite dell'area. Non si può dire quale dei titolarissimi assenti sia mancato di più: è mancata la luce, sono mancati gli affondo, sono mancati i contrasti e le geometrie; sono mancati gli apporti sulle corsie esterne, dove Marusic e più tardi il misterioso Durmisi non hanno vinto un duello (ma Romulo?).

Tutto sommato, contro la regina della competizione - vinta cinque volte, tre consecutive, e sempre in gara - e formazione di livello decisamente superiore, alla Lazio è andata benone. La difesa più fragile dei gironi ha preso un solo gol contro l'attacco più prolifico. Piccola consolazione che tiene acceso un filo di speranza per il popolo biancoazzurro (debolmente rappresentato all'Olimpico). Certo, l'unica squadra italiana tuttora impegnata su tre fronti sta rivelando di avere la voglia e la grinta di combattere, ma non gli strumenti per un compito così gravoso. Difficile far correre una locomotiva senza nutrirla di carbone.

IL TABELLINO

Lazio-Siviglia 0-1 (primo tempo 0-1)
Marcatori: 22' pt Ben Yedder 

Assist: 22' pt Sarabia

Lazio (3-5-2): Strakosha; Bastos (11' st Luiz Felipe), Acerbi, Radu; Marusic, Parolo (1 st Cataldi), Leiva, Luis Alberto (44' pt Durmisi), Lulic; Correa, Caicedo. All. Inzaghi.

Siviglia (3-5-2): Vaclik; Mercado, Kjaer, Sergi Gomez; Navas, Sarabia (37' st Amadou), Banega, Vazquez, Escudero (29' st Promes); André Silva, Ben Yedder (25' st Munir). All. Machin.

Arbitro: Slavko Vinčić (SVN)

Ammoniti: 31' pt Radu (L), 44' pt Banega (S), 15'st Correa (L), 47' st Acerbi (L)