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Se ne sono lette di cose nel corso di questi giorni. Stefano Mauri era diventato il male del calcio, il giocatore che da solo era riuscito a combinare le partite di serie A, quello che avrebbe dovuto pagare con il carcere e, perché no, con la radiazione a vita. Invece le prove che avrebbero dovuto incastrare il centrocampista biancoceleste non ci sono, come non c'erano nemmeno prima. Eppure Mauri ha passato 15 giorni in regime di custodia cautelare, in carcere prima e ai domiciliari poi, sperando che scoperchiasse chissà quale vaso di Pandora. 

Ieri il gip di Cremona Guido Salvini ha firmato l'istanza di scarcerazione per il giocatore, senza peraltro che i legali dell'imputato ne avessero fatto richiesta. La decisione è arrivata addirittura prima della verifica del Tribunale del Riesame, a cui comunque Mauri non rinuncerà facendo valere i suoi diritti. Cosa è cambiato da qualche giorno a questa parte? Come mai un interrogatorio 'non soddisfacente' ha dapprima fatto scattare una misura cautelativa per poi annullarla definitivamente senza una richiesta precisa?
 
La risposta è che probabilmente non c'era alcuna necessità di privare Mauri della libertà, tra l'altro spettacolarizzando questa decisione con titoloni, telecamere e fughe di notizie. Il processo continuerà, e stando alle attuali notizie probabilmente il giocatore non avrà problemi. Il processo sportivo invece è tutto da scoprire. Di certo la posizione di Mauri così perde l'importanza di cui si era rivestita, ma si sa, la giustizia sportiva ha un altro iter e Mauri vorrà dimostrare la sua innocenza.