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Bella gioventù che non basta mai, tra illusioni e guai, viva da confonderci le idee, folle ancor più delle maree... Così cantava Renato Zero in una delle sua canzoni più famose e belle. Sì perché quella biancoceleste è davvero una bella gioventù. Ragazzi di assoluto valore, da Keita a Felipe Anderson passando per Cataldi e Milinkovic - Savic. Ma non basta, ieri alla Lazio è mancato quello che un giovane seppur folle, seppur forte, è mancata l’esperienza e la qualità di chi nella posizione nevralgica del gioco doveva dare qualcosa in più. Non si possono regalare a nessuno due giocatori ormai fondamentali per gli schemi tattici di Pioli come Biglia e Parolo, il regista e quello che si inserisce, che fa il lavoro sporco e lotta per 10. La struttura della Lazio è buona ma manca di qualcosa, se la falla del terzino sinistro è stata parzialmente colmata grazie a Lulic, a centrocampo la società ha deciso di non prendere un giocatore che potesse sostituire in caso di necessità (e la necessità si sapeva che sarebbe arrivata) un giocatore come l’argentino. Una scelta decisa a tavolino con la speranza più che con la certezza che qualcuno potesse prendere il suo posto senza però averne le capacità. 
Contro il Sassuolo la Lazio ha perso, forse senza meritare la sconfitta, ma il problema è che questa era solo la prima partita senza Parolo e Biglia e le prossime, fino al derby dell’8 novembre, saranno sfide sempre più difficile, perché l’obbligo di vincere sarà sempre più pressante.  Serve quella gioventù, ma serve di più l’esperienza che ti porta a non farti espellere in maniera sciocca a 30’’ dal termine di una gara, che ti fa star tranquillo con la palla tra i piedi e che ti permette di gestire non solo un momento ma 95 minuti di concentrazione.