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Tutto da bere. Sarri alla Lazio, è iniziata. Con un'intervista, a casa sua, nella sua sala trofei, è iniziato ufficialmente il Sarrismo. Certo, tutti aspettiamo la presentazione ufficiale, ma nel frattempo i tifosi della Lazio si sono letteralmente bevuti a piene sorsate le inquadrature dell'allenatore toscano, ne hanno apprezzato la schiettezza, i concetti, la visione. Un uomo di una certa età, mi offriva spesso. 

L'ERA DI SARRI - I concetti, il calcio. Non so se ci rendiamo veramente conto di cosa significhi questo allenatore, queste rughe, questa testa, questi sorrisi. In cosa stiamo entrando, non so se ci rendiamo conto. Il calcio è un mondo antico e feroce, non ci regalerà niente, a questo signore non ha regalato e non regalerà di certo una perenne luna di miele a Roma, alla Lazio. Ma il calcio è un mondo antico e feroce perché ha qualcosa di tribale: si può scegliere con decisione da che parte stare. E dalla parte di Sarri, non si starà sempre in molti. L'ombra della sua identità è forte, copre, esalta, celebra un concetto di calcio che è duro lavoro, divertimento, cose strane da insegnare ai difensori. Si percepisce tutto il suo entusiasmo, la sua voglia di tornare in campo. Un mondo in cui si dice di aver fatto cavolate enormi, si spiega come sia possibile che l'ennesimo Scudetto non sia stato nemmeno festeggiato, e a distanza di 12 mesi gli stessi uomini celebravano un quarto posto. Il calcio è un mondo antico e feroce: dalla parte dei Sarri qualcuno lo trovi. Ci trovi.
L'ERA DI SARRI - Chiaramente, tutti i giornalistoni dei giornaloni aspettavano la conferenza, confezionando fini e raffinate tesi e domande tecnico-tattiche per far colpo su un allenatore di cui chiaramente capiranno il giusto, che alcuni mal sopporteranno. Si tratta del giochino di Roma, Inzaghi lo conosceva bene, lo padroneggiava: dire quello che ci si aspetta, gentile con tutti, senza entrare nel vero nocciolo della questione. Questo qui ha una comunicazione diversa. Non sto dicendo migliore, peggiore. Diversa. Sarri dentro la giungla di Roma dovrà capire quali sono liane a cui aggrapparsi e quali sono serpenti velenosi, e a volte sono le stesse persone. Chiaramente, c'era perfino qualche tifoso che, convinto da alcuni articoli di giornale, quasi credeva che Sarri, in diretta, andasse a dare le dimissioni. O a parlare del calciomercato. Al 5 di luglio, ovviamente. Un grande trappolone romano: straparlare prima, minimizzare durante, non criticare poi. Pieni gli alberghi di questi signori del calciomercato, ma l'indicazione Sarri l'ha data chiara: a 3, non ci gioca. Che in casa Lazio è una rivoluzione.

RIVOLUZIONE - La vera rivoluzione certamente è comunicativa, certamente è una questione di feeling (come mi ha stregato la sua gestualità, come quella di un artigiano), certamente di hype. Ma la prima vera rivoluzione sarà di modulo, poi di uomini. Il calciomercato dovrà muovere pedine utili a trasformare una squadra scolpita sempre nello stesso modo, e farla diventare un'altra roba. Per un'altra testa. Una cosa viva a cui insegnare qualcosa. Capire Sarri: questo il compito della squadra. Imparare Sarri. Questo il compito dei top player e dei difensori, abituati ad un altro mondo. Aiutare Sarri, questo il compito della società. Bersi tutto Sarri, come un amaro di quelli forti, artigianali. Questo il nostro piacere. Spero che parta presto l'era del Sarrismo.