A fine partita sull'Olimpico volteggiano i gabbiani, come se fosse una specie di mare antico. E alla giustizia di questo mare e ai suoi abissi la Lazio consegna la barcaccia tremolante che è il Marsiglia di quest'anno. Garcia, da bravo capitano, insegna ai pesci ad affondare: fa quel che deve, compreso un gesto rivedibile ad Immobile, segno dei tempi. Per lui il secondo tempo è così: un naufragare poco dolce, come l'anno dei suoi. Ai pesci, Garcia!

Inzaghi difende il primo tempo dei suoi, lo ha chiamato rispetto, lo stesso che forse si deve ad un mare di cui si conosce la forza, ma anche l'attuale bonaccia. Non ha giocato granché la Lazio, ma può festeggiare: i suoi big stanno tornando. Lo può leggere nel loro rientro in campo, nella voglia che hanno messo. Lo può leggere nelle parole di Tare, lo può leggere sui loro visi. Stanno tornando. 

La Lazio a due giornate dalla fine è già ai sedicesimi, ma non è questo il mare magnum in cui si agitano le ambizioni di questa strana serata romana: sono le sottonotizie, quelle che si muovono sotto il pelo dell'acqua, a fare rumore forte, uno splash fragoroso. Una su tutte. Stanno tornando. Luis Alberto e Milinkovic stanno tornando. Lo spagnolo finalmente torna in campo, e Tare annuncia il suo rinnovo. Lo annuncia come un pescatore si vanterebbe di aver preso un grosso pesce, e davvero "el diez" della Lazio può essere il salto di qualità. 

Milinkovic entra, e convince sempre più. Finalmente sembra aver ripreso fisicità, forza, massa, non sembra più arenato a riva, ma maestoso si muove nella sua comfort zone. Il fisico, la tecnica, la partita che sembra fatta per lui. Inzaghi gli ha chiesto 25 minuti di sostanza, incisivi. E la risposta convince. Stanno tornando. 

Altra bella notizia: anche senza di loro la Lazio naviga sicura. Sarà che ha i suoi pirati, i suoi contrabbandieri di assist, le sue colubrine ben oliate: Correa è una specie di capitano coraggioso, benda su tocco felpato, uncino ad arpionare le occasioni. Questo è un giocatore di talento puro, Inzaghi lo sta portando sulla giusta strad... pardon, rotta.

Parolo non è una novità: è un lupo di mare consueto, che scruta questi suoi quasi 34 anni con incredulità, come a raccontarci che alla fine conta come si dominano le onde, le partite, il ritmo, il resto è solo un calcolo umano. Ha quasi 34 anni, sembra non saperlo. 

Mi verrebbe da dire che a questo mister sgolato, allampanato nel suo lungo giubbotto, sempre in piedi la Lazio dovrebbe fare una statua. Ma in mare non valgono queste celebrazioni umane: e allora, più che una statua, come è successo con i grandi esploratori di un tempo, di lui si parla solamente, di bocca in bocca. Come una buona notizia impertinente, persistente, come una brezza giusta, che sa guidarti dove deve, nel porto sicuro. Stanno tornado. Ce li sta riportando. 

Non è l'unica buona notizia, questa che corre di bocca in bocca, questo mister che sa pescare sempre cose nuove, interessanti, forti. Ma è come un marinaio che conosce questo strano mare Lazio. Assurdo dirlo, dopo la partita contro il Marsiglia, città che di mare ne sa. Ma lui lo conosce così bene, che sembra ci sia nato dentro. Lo conosce così bene, che vederlo a fine partita, sulla terraferma, viene da chiedergli: quando si parte ancora, quando i sedicesimi?