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Questa è la partita più importante degli ultimi 20 anni? No, sicuramente no, però vi invito a leggere, a scandire ad alta voce la frase: "La Lazio può accorciare sulla seconda e sulla prima". Vi voglio raccontare una storia: la frase più ricorrente, allo stadio Olimpico, non è altro che 'tanto con la Juventus finisce sempre così'. Ineluttabile: nella peggiore delle ipotesi si perde malissimo. Nella migliore, si perde "rosicando". I giganti non si battono. I giganti ti guardano vincenti dal loro cielo. Ora, fermiamoci a pensare: la Lazio può accorciare sulla seconda e sulla prima in classifica. E ora, parliamo pure della partita contro la Juventus. A livello macro, siamo a novembre, pensate non sono neppure primi, Sarri non li fa giocare da Sarri, Cristiano Ronaldo oramai se non lo premiano manco si alza dal letto, e hanno preso un paio di cantonate sul mercato che se le avesse fatte Tare avremmo fatto un '48 qui a Roma.

Poi però, a livello micro, lo so che lo avete pensato tutti: nella microvita, nel microcosmo di ciascuno gli Juventini ci sono. Sono ovunque, figurarsi a Roma. I giganti non si battono. I giganti ti guardano vincenti dal loro cielo. Erano in classe con noi, sono a lavoro, andranno in pensione con noi: sempre con la loro innata abitudine a vincere, il loro carico di scudetti e ricordi e qualche processo. E dall'altra parte i laziali - ma pure i romanisti, perché no - che qualche processo e qualche dolore lo hanno vissuto, che nella loro vita da tifosi di trofei ne hanno visti pochi, pochissimi. E che ultimamente sono gli unici, proprio insieme ai bianconeri, a sollevare qualche Coppa. Ma i giganti non si battono. I giganti ti guardano vincenti dal loro cielo.

All'improvviso, davanti si spalanca quello iato, quell'abisso che esiste, eccome se esiste, tra i due universi: per questa partita, forse anche per la Supercoppa, quell'immenso cratere è riempito da un ponte fatto di giocate, gol a raffica, ispirazione e aspirazioni, l'ambizione di un allenatore, Simone Inzaghi, e la sconclusionata e bellissima banda che si porta appresso.
Che forse è arrivata a piena maturazione: diciamolo, forse questa squadra potrebbe essere migliore, più forte, anzi sicuramente. Ma ha un potere, che in Italia ad oggi nessuno ha: questa Lazio diverte. Gioca a calcio, lo fa bene. Alcuni allenatori vincenti disprezzano il bel gioco: non Sarri, non questa Juventus per certi versi nuova. Non Inzaghi: proprio sulla fantastica follia di voler osare, di guardare in alto, di avere coraggio, ha colmato la distanza. Per questo in molti dicono che la Lazio se la può giocare. Per questo molti dicono che non sia proprio così scontato il risultato finale.

Vi invito a riflettere: quante volte è capitato, nella vostra vita di tifosi, di potervela giocare con la Vecchia Signora, l'icona del potere serio e del successo smisurato in Italia? Quante volte vi è capitato di poter alzare la testa? Quante altre invece avete visto imbarcate, squadre decomposte, spezzettate. Certo, nella sua storia la Lazio ha battuto la Juventus. Ma vi rendete conto ogni quanto capita? Vi rendete conto che sono cose che capitano meno di 5 volte nella vita, ad alcune generazioni? Una vita di campionati, partite. E meno di 5 volte la Juventus al tappeto. Magari quella volta, per una sventura o un accidente o la vita, neppure ve la siete vista, quella partita memorabile di cui tutti parlano, l'ultima volta.  I giganti non si battono. I giganti ti guardano vincenti dal loro cielo, e quella volta nemmeno c'eri. Questa è la partita più importante degli ultimi 20 anni? Probabilmente no. Ma ha qualcosa che la distingue dalle altre. Forse stavolta, non si sentirà, bisbigliata o sibilata di rabbia: "Tanto con la Juventus finisce sempre così". Forse stavolta un ponte di giocate, dribbling, gol a raffica lo scalerà, avrà la forza e il coraggio e il potere di scalarlo, questo loro cielo. Forse stavolta dal cielo pioveranno giganti.