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Da gennaio a dicembre in casa Lazio si è vissuto tutto e il contrario di tutto. Un inizio segnato dai disastri di Ballardini, che probabilmente doveva essere esonerato prima di metà febbraio, al salvatore Edy Reja, che ha portato la Lazio alla salvezza prima e nella nuova stagione al secondo posto. Il 2010 biancoceleste è segnato da diversi cambiamenti di squadra, di tecnici e di atteggiamenti. Tutti cambiamenti in positivo.

Quello più importante è stato l'avvicendamento di Ballardini con Reja, perché proprio l'arrivo del tecnico goriziano ha dato il 'la' ad una serie di sconvolgimenti societari e tecnici. Dall'allontanamento di personaggi scomodi all'interno dello spogliatoio alla ricostruzione del gruppo. Da lì è cominciata la nuova Lazio, con molte difficoltà all'inizio, ma con la consapevolezza che qualcosa stava cambiando, e così è stato. Con l'avvento del nuovo tecnico e di nuovi giocatori, i biancocelesti hanno risalito pian piano la china, dapprima conquistando una salvezza che ad un certo punto della stagione sembrava insperata, poi negli ultimi mesi dando dimostrazione che c'è la voglia di fare grandi cose.

Ballardini è solo un brutto ricordo, il nuovo corso biancoceleste vola sulle ali di Olympia finora imbattuta, ad ogni suo volo corrisponde una vittoria o un pareggio. Il crescendo rossiniano della Lazio passa per Reja, per i nuovi acquisti fatti dalla società e per la coesione del gruppo. Da luglio in poi si è lavorato alacremente: il ritiro di Auronzo e successivamente quello di Fiuggi, la preparazione atletica perfetta anche grazie a Febbrari, l'acquisto di Hernanes e soprattutto la ritrovata serenità nell'ambiente di Formello. Tutte componenti che hanno aiutato nella svolta decisiva.

La Lazio 2010 è una compagine molto diversa da quella degli ultimi anni: sicuramente più matura e con meno personalismi, decisamente più unita sia nel gruppo che negli intenti. Ma manca ancora qualcosa: serve un ambiente esterno a Formello più unito, una squadra più vicina alla gente, e non è un obiettivo facile da raggiungere perché questo calcio è in generale sempre più lontano dai tifosi. Tra i buoni propositi per il 2011 vorremmo una Lazio fatta per i tifosi, con personaggi che abbiano contribuito a scrivere la storia di questa società, dirigenti e giocatori che siano, oltre che bravi nel loro mestiere, anche da traino per la gente.