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“Tras 2 meravillosos años, me dispongo a abandonar este club que tantas alegrias me ha dado”. Salutare il Borussia Dortmund è un po’ come portare a termine un rito di iniziazione, si diventa  giocatori adulti. È un addio all’isola che non c’è del calcio. Sarà il colore giallo, il gioco libertario, BVB significa giovinezza, spensieratezza. Non è un caso dunque che Achraf Hakimi abbia parlato di allegria sui suoi profili social, riferendosi ai due anni appena trascorsi in Germania. Ora lo aspetta un matrimonio impegnativo con Antonio Conte. Che nozze tattiche saranno? Proverà il marocchino una sana nostalgia per ciò che ha abbandonato o saranno solo rimpianti? Usciamo di metafora (finalmente) e analizziamo le caratteristiche distintive di questo giocatore straordinario. Davvero un buon partito per l’allenatore dell’Inter.  
 
TERZINO DESTRO AL REAL -  Finita la stagione 2016/17, a Madrid si accende una spia: il terzino marocchino del Castilla è pronto, in 28 presenze ha collezionato 8 assist e segnato pure 1 gol. Zidane allora gli fa assaggiare un po’ di prima squadra, l’anno dopo, e lui ricambia con 2 gol in sole 9 presenze in Liga. Debutta pure in Champions, contro il Tottenham, 180 minuti nel Gruppo H. Poi non verrà più convocato nella lunga cavalcata europea. Il tecnico francese, quando lo impiega, lo schiera sempre da terzino destro nel 4-3-1-2/4-3-3, il sistema di gioco fluido che regala alle Merengues la Decimotercera. Ecco Hakimi in azione nella penultima di campionato, Real Madrid-Celta de Vigo (6-0). Sta per segnare la sua seconda rete coi Blancos. È una giocata tematica, caratterizzante.



In un certo senso siamo oltre il concetto di sovrapposizione interna. Benzema è il riferimento centrale dell’attacco madrileno, Bale si è aperto sulla linea del fallo laterale. Solitamente vediamo terzini che scaricano sull’esterno in ampiezza, poi gli corrono dietro o davanti, e distinguiamo così i due tipi di sovrapposizione. Qui Hakimi gioca diretto su Benzema, quindi gli corre dietro la schiena, ma internamente. Poco importano le definizioni, ad Hakimi interessano i varchi, gli spazi che si aprono mentre accelera.  



In questo caso il marocchino, partito da posizione laterale e arretrata, taglia la difesa avversaria passando tra i due centrali. Sfrutta l’azione di risucchio esercitata da Benzema, il quale dopo una pausa sapiente, si gira e gli consegna il pallone d’esterno, da centravanti illuminato. Quando al giocatore in possesso è chiusa la profondità, talvolta basta una consegna, ci pensa il compagno a portarsela nello spazio libero. Specialmente se è uno come Hakimi, che va come Beep Beep.  



PRIMO ANNO BVB: TERZINO SINISTRO NEL 4-2-3-1 - Nell’estate del 2018 Hakimi arriva a Dortmund. È il primo anno in giallonero di Lucien Favre, l’allenatore svizzero che tanto bene aveva fatto in Francia, nel Nizza di Balotelli. Il tecnico di Saint-Barthélemy trapianta in Germania il suo 4-2-3-1 spumeggiante e, sorpresa, fa giocare Hakimi tendenzialmente a sinistra. Direte, ma non c’era Guerreiro l’anno scorso? C’era eccome, solo che Favre lo preferiva da esterno alto. Dunque il BVB spesso giocava con Hakimi (a piede invertito) e Guerreiro a sinistra e il più abbottonato ed esperto Piszczek a destra, per bilanciare un pochettino. Partita manifesto: il 4-0 in casa rifilato al Cholo Simeone. Ripeto: 4-0 al Cholo.  



Questa è l’azione del 2-0, quella del primo gol di Guerreiro (fece una doppietta). Notate anzitutto dove stanno gli esterni alti (Pulisic e lo stesso Guerreiro) e dove i due interni di centrocampo (Witsel e Dahoud). L’obiettivo è liberare col palleggio un uomo tra le linee del 4-4-2 cholista. Può essere chiunque, a seconda della situazione, qui tocca a Dahoud. È a questo punto che si attiva la funzione di Hakimi. Il marocchino vede il buco tra terzino e centrale, Juanfran e Godin.   



E ci si butta dentro servito alla perfezione dal centrocampista tedesco. Mentre Hakimi raggiunge il fondo, a destra dell’immagine si vedono Pulisic e Guerreiro fiondarsi in area, in anticipo sui rispettivi marcatori.



Sicché il pallone messo in mezzo dal marocchino col piede debole cercherà di nuovo lo spazio tra le linee avversarie in ripiegamento. Rasoterra e forte, tra difesa e centrocampo, per i rimorchi gialloneri. 



Questo che avete appena visto era uno dei 7 assist firmati da Hakimi lo scorso anno. Nella Bundesliga 2019/2020 ne ha fatti 10, e tra campionato e coppe ha segnato pure 9 gol (di cui 4 in Champions). Crescita spaventosa.
 
2019/2020: CONTRO L’INTER IN CHAMPIONS - Ricorderete senz’altro la partita di Dortmund contro l’Inter, quando Hakimi fece doppietta. Ebbene, allora Favre giocava ancora col 4-2-3-1, ma Hakimi era tornato a destra. E dalla destra infatti arrivò il gol del 3-2. La corsa del marocchino è sempre velocissima e imprevedibile. Inoltre pare possa perforare qualsiasi muro difensivo.


Sappiamo che con una velocità massima di 36,5 km/h detiene il record in Bundesliga, un campionato, tra parentesi, dove corre gente come Alphonso Davies, il terzino del Bayern. Però come Achraf Hakimi faccia a perforare certe difese chiuse, questo resta meno calcolabile. A cosa dobbiamo dunque questa impressione di imprevedibilità nella velocità? 



A questa domanda risponderemo tra poco, prima però aggiungiamo un ultimo tassello tattico di fondamentale importanza.
 
IL CAMBIO DI MODULO – Il 30 novembre, a Berlino, contro l’Hertha allora allenata da Klinsmann, Lucien Favre cambia modulo: dal 4-2-3-1 passa al 3-4-3 (o 3-4-2-1, se preferite). La svolta arriva dopo due sconfitte rivelatrici, il 4-0 contro il Bayern Monaco e il 3-1 di Barcellona. Ci vuole un centrale in più, ma in attacco devono restare in tre. Soluzione: il 3-4-3 che ha caratterizzato tutte le partite del Borussia Dortmund fino ad oggi. Un sistema di gioco, questo, che non poteva non attrarre le attenzioni di Conte e Marotta. Hakimi da una parte e Guerreiro dall’altra, ecco i “quinti” di Favre.



L’uno, Guerreiro, più fantasioso e anarchico, capace persino di abbandonare la propria fascia durante la manovra giallonera; l’altro, Hakimi, una freccia da scoccare al momento giusto. Il tutto inserito in un contesto di grande imprevedibilità, specialmente davanti, nel reparto avanzato, dove i tre attaccanti, muovendosi con grande libertà, di fatto aprono varchi continui per gli inserimenti dalle retrovie. 
 
POST LOCKDOWN – Nella prima partita post lockdown, il Borussia è andato a segno in una maniera meravigliosa, come spesso gli capita. È un’occasione per parlare di Hakimi in un’azione dove Hakimi non tocca palla, ma rivela ugualmente con la sua corsa lo spirito del gioco di Favre, che tanto lo ha valorizzato. Perché se le corse di Hakimi sono così indeterminabili, il merito, la dote è certamente del giocatore, ma un fattore chiave è anche il contesto. Di questa azione contro lo Schalke si è sottolineato quasi esclusivamente il tacco di Julian Brandt, ovvero un gesto tecnico. Il colpo ad effetto dell’eroe biondo.



Siamo alle solite: qui il tacco di Brandt è la cosa più irrilevante, benché al contempo risulti utile e bella. Capiremmo di più il contesto che ha fatto di Hakimi l’ Hakimi che è arrivato in questi giorni a Milano, se ad esempio ci concentrassimo di più sulle posizioni ricoperte dai due trequartisti/esterni del 3-4-2-1/3-4-3 in questa stessa situazione (e non solo in questa). Cosa ci fanno in due nello spazio di mezzo di destra? Perché si trovano entrambi di qua dal riferimento centrale Haaland? E com’è che tutto ciò ha a che fare con Hakimi?



Naturalmente quando Piszczek, il braccetto di destra della difesa a tre del BVB, riesce a pescare Brandt rasoterra, si realizza la superiorità numerica potenziale. Ciò che prima sembrava disordine nel reparto d’attacco giallonero (in realtà era un sovraccarico) si trasforma in un pericolo concreto. Hazard taglia indisturbato alle spalle del difensore, Hakimi scatta lungo la fascia.  



Ed è a questo punto che Hakimi ci mostra ancora una volta una delle sue corse intelligenti. La sua velocità si intreccia e risponde sempre alle linee imprevedibili dei movimenti degli attaccanti. Sai da dove parte ma non sai dove arriva, perché la sua corsa interpreta istintivamente e in presa diretta quella dei compagni.    
 


Hazard seguito dal centrocampista dello Schalke si sposta in fascia e crossa per Haaland. Nel frattempo Hakimi arriva ad offrire al compagno un altro attacco alla profondità, più vicino, più corto, e attraverso un varco che poco prima non esisteva nemmeno. Ma questa volta viene ignorato. Questa volta.



Una domanda sorge allora spontanea in conclusione: in un sistema più rigido com’è quello di Conte, che fine faranno le corse imprevedibili di Hakimi?