Commenta per primo

Sei partite da brivido e fiducia nella tradizione. Da qui a Natale i giallorossi conosceranno le loro reali potenzialità di salvezza, e se giocare fuori casa fino ad ora è stato un vantaggio - due vittorie ed un pareggio - le prossime trasferte con Roma, Napoli, Parma e Inter potrebbero aggiungere alla classifica quei punti che non si riescono a conquistare tra le mura domestiche. Ci spera Eusebio Di Francesco, che dopo aver constatato i progressi della sua squadra con il successo di Cesena ora è protagonista suo malgrado in due classifiche distinte stilate dopo dieci giornate di campionato.

In quella delle gare giocate in casa (5) figura all'ultimo posto (con un solo punto all'attivo) tra gli allenatori che hanno guidato il Lecce in serie A con tre lunghezze di distacco dalla coppia Gregucci/Baldini nella sciagurata stagione 2005/06 (4 punti). Viceversa nella graduatoria delle partite disputate fuori (5) è in testa seppure in coabitazione con Alberto Cavasin, che nel campionato 2000/01 fece anche lui 7 punti.

Se il Lecce riuscisse a capitalizzare anche al 'Via del Mare' sarebbe facile prevedere una salvezza tranquilla, ma la recente partita col Novara ha fatto vedere a tutti che il cammino da fare è ancora lungo e difficile. Bologna, Genoa e Cesena sono i fiori all'occhiello dei giallorossi, ma ora bisognerà confrontarsi con squadre di livello e spessore tecnico superiori che sgomitano tra loro nelle posizioni importanti e che magari aspettano proprio il Lecce per aggiungere punti alla classifica.

Un esame di laurea in piena regola che la stagione propone sempre prima o poi, e al quale il Lecce si presenterà con tanto entusiasmo, maggiore autostima e convinzione nei propri mezzi, una posizione di classifica che potrebbe preludere ad ulteriori gratificazioni ma anche con qualche handicap di troppo come i tanti infortuni, l'impossibilità di schierare la formazione migliore, il rendimento scadente dei secondi 45' ed un attacco 'anemico' che in dieci partite non ha mai segnato (900'), record negativo attribuito da tutti, forse a torto, alla malasorte.