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E adesso qualcuno dovrebbe chiedergli scusa. Daniele Corvia ed il Lecce non figurano nell'elenco dei 44 deferimenti per l'inchiesta sul calcioscommesse promossa dalla Procura di Cremona, e dunque non dovranno rispondere dell'accusa di illecito sportivo. Qualcuno sarà rimasto male. In particolare chi si era affrettato ad accendere roghi inquisitori sotto le scarpe bullonate dell'attaccante giallorosso prima di un eventuale deferimento, processo e condanna, 'dimenticando' che il giocatore era stato il primo e l'unico a denunciare in tempi non sospetti tentativi di corruzione ai suoi danni. Segnalazione colpevolmente ignorata da chi di dovere. Poi con lo stesso iter mentale perverso il Lecce era stato addirittura retrocesso in B.

Malafede o incapacità? Forse tutte e due le cose, vista la virulenza con la quale ci si è accaniti verso Corvia, che ha un'unica 'colpa': non essere famoso, e giocare per una società di provincia non abituata a battere i pugni sul tavolo come si dovrebbe per eccesso di fair-play. Qualcuno aveva definito addirittura 'grottesche' le tesi difensive del suo avvocato, con un piglio stile Urss che non lasciava scampo a dubbi o, peggio, ipotesi assolutorie. Completamente sconosciuta l'obiettività dei fatti, la solita 'macchina del fango' già sperimentata con successo in ambito politico che però questa volta ha rimediato un autogol clamoroso.

Come non bastasse, sempre quel qualcuno insiste affermando che la Procura di Cremona non avrebbe inviato tutte le carte a Palazzi, stralciando la posizione di Corvia (se fosse colpevole, perché mai avrebbe dovuto farlo?), con la conseguenza che il giocatore e lo stesso Lecce potrebbero essere deferiti 'più in là', magari a campionato in corso. Ipotesi poco realistica in verità, ed un fantasioso supplemento di inchiesta 'ad personam' risponderebbe ad una visione del diritto molto personale, comune a regimi totalitari e Santa Inquisizione.

Nel frattempo Corvia è innocente, si allena, sgambetta a Tarvisio finalmente senza pensieri, aspetta le scuse di chi lo ha colpevolizzato ingiustamente rovinando la sua immagine di uomo e di calciatore; ma va da sé che non arriveranno mai, come sempre accade in casi del genere. Tardiva e per ora unica - ma meglio di niente - la solidarietà del Lecce, che a sua volta non ha mai provato a scrollarsi di dosso illazioni, congetture, ipotesi colpevolistiche sparate a raffica nei suoi confronti. In via Templari la gestione Semeraro ha sempre dormito tra due guanciali e si è guardata bene dal difendere la propria immagine, come più volte sollecitato dai tifosi. Ed anche questa è una colpa. 'Non ragioniam di loro, ma guarda e passa...', scriveva Dante Alighieri. Una parola.