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Tutti per Lewa, Lewa per tutti. Come da una decina d'anni scarsa a questa parte, le speranze della Polonia sono tutte o quasi sulle spalle di Robert Lewandowsi, centravanti strepitoso che ha battuto record su record negli anni al Borussia Dortmund e al Bayern Monaco in Germania e che adesso sta vivendo una seconda vita con alterne fortune al Barcellona in Spagna. Il Mondiale in Qatar, a 34 anni suonati, rischia di essere il secondo e ultimo di una carriera scintillante cui manca solo una cosa: una rete, almeno una rete nel torneo più importante di tutti. 

A SECCO - 2010 e 2014 non hanno visto la Polonia qualificarsi, mentre nel 2018 è stato un disastro: un girone non complicatissimo con Senegal, Giappone e Colombia, due sconfitte su tre e ultimo posto senza reti di Lewandowski, che detiene sia il record di presenze (135) sia quello di gol (76) con la selezione polacca. I rifornimenti di Zielinski e una spalla forte come Milik, evidentemente, non bastano quando il livello si alza al massimo. Non può fare tutto lui. Certo però che un calcio di rigore non dipende che dal duello tra attaccante e portiere. E qui entra in scena l'altro grande protagonista dello Stadium 974, Memo Ochoa, che ha tenuto la partita sullo 0-0 quando ormai il destino, con Lewandowski dagli 11 metri, sembrava segnato. Con l'Argentina sconfitta a sorpresa dall'Arabia Saudita, la classifica del girone è quanto mai aperta a tutto. 

MEMO INCROLLABILE - Ochoa è al suo quinto Mondiale, come l'altro leggendario portiere Carbajal e la vecchia conoscenza del Verona Rafa Marquez, entrambi messicani, prima di lui e come i grandi Ronaldo, Messi, Matthaus e Buffon. Anche Guardado, che fa parte della rosa attuale del Messico ma non è entrato in campo nella partita di oggi, può raggiungere questo notevole primato di longevità. E non c'era modo migliore, per Guillermo Ochoa, 37 anni, portiere del Club America con un passato nei maggiori campionati europei con le maglie di Ajaccio, Granada e Malaga, di festeggiare l'ingresso nell'Olimpo dei più longevi ai Mondiali che parando un rigore a quello che, maledizione iridata o meno, rimane uno degli attaccanti più forti del mondo. 
LA STORIA DELLE 6 DITA - Nel 2014, durante la rassegna in Brasile poi vinta dalla Germania, Ochoa parò di tutto a Neymar e compagni: cominciò a circolare una storia tra il mito ed il faceto secondo la quale la sua mano destra è dotata di sei dita, che gli permettono di parare qualsiasi tiro. Le stesse sei dita maledette da Kroos e dalla Germania quando, quattro anni più tardi, i messicani estromisero proprio i tedeschi. Ovviamente è un'esagerazione, ma forse dopo stasera ne sa qualcosa anche Lewandowski...