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L'Inter migliore, non la più forte: tutto merito di Inzaghi

L'Inter migliore, non la più forte: tutto merito di Inzaghi

  • Gianni Visnadi
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L’Inter migliore, non la più forte. E la differenza sta tutta nel lavoro di Simone Inzaghi, che in 3 stagioni ha rimontato la squadra 3 volte, fino a farla diventare quasi perfetta. L’Inter non ha nessun obbligo di vincere il campionato: se lo farà, come presumibilmente accadrà in primavera, sarà solo conseguenza della superiorità creata sul campo, non a tavolino.

L’Inter dell’anno scorso in valori assoluti o teorici era più forte di questa. È facile pensare al reparto di attacco: da 3 titolari a 2, da Dzeko ad Arnautovic, e di Sanchez non parliamone neppure, eppure quest’anno la squadra segna di più. Ma lo stesso ragionamento può farsi per la difesa: il PSG ha cercato Skrniar non Pavard (anche a un anno dalla scadenza), lo United ha investito su Onana, non su Sommer.

Inzaghi ha preso quello che gli hanno dato: il portiere a una settimana dal campionato, il terzino a fine agosto. Li ha uniti alla squadra che aveva, dando a Pavard anche un’inedita posizione in campo, e ci ha aggiunto Thuram, che mai aveva avuto un simile rendimento in carriera, da attaccante totale. Strappato al Milan per un milione in più d’ingaggio: c’è qualcuno che pensa che in rossonero sarebbe stato lo stesso incontenibile giocatore dell’Inter? Gli allenatori sono essenziali nelle carriere dei calciatori. Chiedere a De Ketelaere.

Calhanoglu è diventato, lo dicono tutti, uno dei 3 migliori registi d’Europa, senza che prima nessuno lo avesse mai praticamente utilizzato in quel ruolo (una volta Giampaolo, nel Milan, senza traccia). Idem Dimarco, una delle chiavi del gioco nerazzurro. Eppure c’era già nell’Inter di Conte, lui con Perisic, ma il tecnico leccese li liquidò entrambi per prendere a gennaio il 34enne Ashley Young. Perisic tornò l’anno successivo dal prestito al Bayern e restò solo perché l’Inter non riuscì a venderlo, diventando determinante nell’anno dello scudetto. Tutti pronti ad applaudire Conte, pochi in grado di ricostruire la storia.

Conte peraltro resta quello che è sceso in corsa dall’Inter nell’estate 2021, perché la società non gli garantiva più la possibilità di adeguati rinforzi. Arrivò Inzaghi, che da allora si fa andare bene ogni cosa, facendone lievitare valore e rendimento. Per esempio Dimarco, ma anche lo stesso Lautaro, che ogni anno cambia partner e ogni anno segna di più di quello precedente. Lautaro che, sia detto per curiosità, allo stato attuale – con i contratti in corso – nella prossima stagione è previsto che guadagni la metà di Vlahovic, cioè dell’attaccante della squadra costruita in economia, come piace raccontare a chi ha rimosso il mercato dei Paredes e dei Di Maria, e si dimentica di Bremer e Danilo, ma anche di Locatelli, costato 40 milioni e ora inventato regista (con esiti un po’ differenti rispetto a Calhanoglu).

Ogni volta che gliel’hanno chiesto, Inzaghi si è rifiutato di dire che quella di quest’anno sia la più forte delle 3 Inter che ha allenato, ricordando semplicemente come siano cambiati 12 giocatori nell’organico che ha disputato la finale di Champions e rinviando i giudizi alla fine della stagione. Anche lui però già oggi potrebbe dire che se non la più forte, di sicuro questa è la sua Inter migliore. E se vincerà lo scudetto, anche le coppe minori di questi anni brilleranno di più.

@GianniVisnadi
 

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