Una vita da nomade del calcio, da giocatore, in Francia e in Svizzera,  e da allenatore, tra Europa, Africa e Medio Oriente. A calciomercato.com Stefano Cusin racconta le sue avventure, lontano dall'Italia, sempre in cerca di una sfida nuova.

Cosa spinge un allenatore a scegliere l'estero?
E' un discorso di predisposizione. Io sono nato lontano dall'Italia, sono cresciuto in Francia, ho giocato in paesi come Francia, Svizzera o nei Caraibi. Il fatto di parlare il francese bene come l'italiano mi ha aiutato nelle scelte lavorative. Mi piace l'idea di andare in un paese calcisticamente da costruire, dove apprezzano il tuo lavoro e dove puoi vedere i risultati. Spesso in Italia non c'è tempo per aspettare, contano solo i risultati.

La prima avventura in Africa?
Dopo dodici anni trascorsi ad allenare alcuni settori giovanili italiani tra i quali quello del Montevarchi e dell'Arezzo, nel 2003 ho deciso di provare un'esperienza all'estero, iniziando dal Camerun, dove ho lavorato per le selezioni giovanili e con l'Acada Sports. In questo ambiente da cosa nasce cosa, successivamente sono stato in Bulgaria nel Botev Plovdiv, poi in Congo e in Libia, all'Al Ittihad, dove ho vinto il campionato. Sono state tutte avventure che sono servite alla mia crescita umana, anche se a volte ho dovuto affrontare situazioni difficili. Come in Bulgaria o in Congo, dove non ho ricevuto lo stipendio per diversi mesi.

Come hai conosciuto Walter Zenga?
Lo conoscevo di nome, tutti sanno chi è Waler Zenga! Ho avuto modo di farlo personalmente durante un'amichevole estiva tra il mio Botev Plovdiv e il suo Catania. Alla fine della partita mi ha fatto i complimenti da quel momento siamo rimasti in contatto. Quando ho vinto il campionato libico con l'Al Ittihad la prima chiamata che ho ricevuto è stata la sua, che da Miami stava seguendo il risultato. E'stato un fatto che ricordo con piacere.

Quando avete iniziato a collaborare insieme?
Dopo la fine della sua avventura a Palermo mi ha chiamato per propormi la panchina di un club rumeno. Io, su due piedi, ho chiesto tempo per riflettere. Una settimana dopo mi ha richiamato e mi ha chiesto: "Faresti il mio secondo?" Non ho esitato nemmeno un istante. Siamo volati in Libano per conoscere il principe proprietario del Al-Nassr, club saudita e abbiamo trovato l'accordo. Abbiamo preso una squadra senza grandi stella al quart'ultimo posto e l'abbiamo portata in Champions League asiatica, giocando ottime partite contro squadre più quotate con l'Al Hilal e Al Ittihad. E' stata un'esperienza che mi ha arricchito molto, in Arabia Saudita il calcio è seguito con passione, ci sono stadi da 60-70 mila spettatori sempre pieni. Un fatto curioso che mi viene in mente? Una volta abbiamo giocato una partita in pieno Ramadan al confine con lo Yemen. Tutti i ristoranti erano chiusi, eravamo solo in cinque a mangiare ed è stato difficile trovare un posto per farlo.

Quest'anno un altro trasferimento: dall'Arabia Saudita agli Emirati Arabi, dall'Al Nassr all'Al Nasr.
Il club non ci ha pagato per sei mesi, per questo abbiamo deciso di interrompere il rapporto.

Abbiamo ricevuto l'offerta dell'Al Nasr di Dubai e abbiamo accettato la nuova sfida. Dubai è una città cosmopolita, molto occidentale. Trovi tutto, come se fossi a New York, ma senza criminalità. Certo, la cultura calcistica è diversa da quella saudita o libica. Nonostante l'arrivo di campioni come Trezeguet, Asamoah Gyan, Cannavaro o Maradona non c'è ancora una grande passione. Gli stadi non sono mai veramente pieni. Come sta andando Al Nasr? E' un piccolo club, non è ricco come l'Al Ahli. Zenga ha chiesto dei rinforzi che non sono mai arrivati. Per il momento siamo a metà classifica.

Tu che lo conosci e lo vedi da vicino, Zenga è pronto per un top club italiano? Si è parlato di Inter.
Walter è una persona straordinaria, che ha sempre voglia di conoscere ed imparare. Ha grande elasticità mentale, non porta avanti sempre e comunque il suo credo tattico. E' un grande allenatore e una grande persona. So che si è parlato di Inter e penso che lui abbia tutte le capacità per diventarne il tecnico. Prima di tutto è un tifoso nerazzurro, si informa quotidianamente dell'Inter e soffre quando perde o gioca male. Poi ha grande personalità, è un grande trascinatore e sa come gestire un gruppo.

Il futuro di Stefano Cusin?
Non lo so, penso partita dopo partita. Sono contento di essere il secondo di Zenga e sono felice di vivere questa avventura a Dubai. Mio figlio cresce in un ambiente sano, sta imparando oltre all'inglese anche qualche nozione di arabo. Un ritorno in Italia? Non lo so, l'estero per il momento mi ha dato sempre qualcosa in più