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Una carriera tra A e B con le maglie di Ascoli, Fiorentina, Napoli e Palermo, poi l'avventura lontano dall'Italia, nel campionato greco. A calciomercato.com Mirko Savini racconta i due anni trascorsi a Salonicco, con la maglia del Paok.

Com'è nata l'idea Paok?
E' un'idea nata nel 2009, arrivavo da un anno difficile tra Napoli e Palermo ed ero in scadenza di contratto. Zisis Vryzas (ex giocatore di Perugia e Fiorentina ndr) era direttore sportivo del Paok mi ha proposto un triennale ed io ho accettato. L'idea di un'avventura all'estero mi stuzzicava.

Com'è stato il primo impatto?
All'inizio è stata molto dura. C'erano dei giocatori che parlavano italiano, come Conceiçao, Muslimovic e Cirillo, ma la squadra aveva tanti stranieri e l'allenatore era portoghese, con un traduttore greco. I primi mesi ho avuto problemi con la lingua, anche perchè non parlavo inglese, poi con il passare delle settimane la situazione è migliorata.

Hai notato differenze con il calcio italiano?
E' un calcio diverso, a partire dagli allenamenti. C'è una sola seduta al giorno, la mattina, dalle 10 in poi. Niente allenamento doppio e nessuna programmazione del lavoro come avviene in Italia. I metodi sono diversi, si dà la priorità al lavoro con il pallone.

Il tuo bilancio sportivo?
Il primo anno, dopo un inizio un pò traumatico, ho fatto bene. Sono tornato a giocare da difensore centrale, e nel finale di stagione ho giocato tutti i playoff, segnando anche un gol. Per il secondo anno avevo tante aspettative, grazie anche all'arrivo sulla panchina di Mario Beretta, ma la società l'ha cacciato senza ragioni valide, dopo due settimane, prima dell'inizio del campionato. Chi lo ha sostituito (Pavlos Dermitzakis e Makis Chavos ndr) non ha creduto in me. E' stato un anno duro, a causa anche degli infortuni. Quest'estate ho capito che la società non puntava su di me, anche se sono andato in panchina nei preliminari di Europa League con il Valerenga. Ho parlato con Vryzas e ho deciso di rescindere il contratto.

ll rapporto con squadra e società?
Diversamente da quello che succede in Italia, l'ambiente è più freddo. In squadra c'erano tanti stranieri, per questo si formavano gruppetti, non c'era grandissima unione. La società? Era poco presente, senza tatto, con poca organizzazione. Non è sempre stata corretta e rispettosa con me, nessuno mi ha mai detto "Non fai parte del progetto". Avevo rapporti solo con Vryzas. I tifosi? Fantastici e numerosi, sia in casa sia trasferta. Avevo un ottimo rapporto.

La vita di Salonicco?
Piacevole, Salonicco è una città di mare, simile a Napoli. La gente è ospitale, il lungo mare è splendido, pieno di locali dove si va a bere un caffè e si resta a chiacchierare per due-tre ore. In Grecia non esistono pranzo e cena: dall'una in poi si può mangiare a tutte le ore. Delle volte "cenavo" in una delle numerose tavernette della città. In Grecia non c'è il primo o il secondo, c'è un'unica portata. Puoi mangiare di tutto, pesce, insalata greca, feta. Dal punto di vista culinario non mi sono trovato male.

Hai giocato con Vieirinha, che quest'estate è stato seguito da Udinese, Palermo e Fiorentina.
E' un giocatore straordinario, che può fare bene anche in Italia. E' un esterno offensivo che salta sempre l'uomo, bravo sia con il destro sia con il sinistro. E' forte fisicamente e di testa. Un giocatore completo. Il Paok lo valuta molto, per questo non è partito.

Il futuro di Mirko Savini?
Sono tornato da poco a Roma, ho appena finito il trasloco. Per una nuova squadra devo aspettare il mercato di gennaio. Per il momento mi alleno da solo, nelle prossime settimane cercherò una squadra per lavorare in gruppo. Ho ancora molto da dare, voglio giocare ancora per 2-3 anni, anche in serie B. Aspetto l'offerta giusta.