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Ralf Rangnick è l'uomo del momento in casa Milan. Pur non essendone ancora diventato parte, il suo sempre più probabile arrivo al termine della stagione ha già seminato il caos nel club rossonero. Dopo l'addio di Boban, in polemica con la proprietà e l'ad Gazidis per i contatti col manager tedesco a sua insaputa, anche il direttore dell'area tecnica Paolo Maldini ha dato il suo "benvenuto" a Der professor ("il professore", come viene definito in Germania), accusandolo di poco rispetto nei suoi confronti e di Stefano Pioli confermando i sondaggi esplorativi del Milan e mettendo in chiaro di accettare l'incarico solo in caso di controllo totale della parte sportiva.

TUTTI SUL PALLONE - Un personaggio che per natura è abituato a rompere gli schemi e per questo il Milan lo vuole a tutti i costi: per la sua capacità di proporre un modello gestionale della squadra e della società diverso (giocatori giovani e a costi contenuti) e di insegnare un calcio nuovo - più europeo - rispetto ai canoni della Serie A. Ballorientierte Raumdeckung. In queste due parole si può riassumere il credo calcistico dell'attuale coordinatore sportivo della galassia Red Bull: si può tradurre con "copertura del campo orientata alla palla". In parole più semplici, il riferimento è il pallone, da giocare il più possibile in maniera rapida e verticale, e fondamentale diventa la fase di recupero, attraverso un'aggressione sistematica - anche con più giocatori - del portatore avversario non appena la squadra di Rangnick cede il possesso. Tutto il contrario del tiki-taka alla spagnola: il tecnico tedesco non gradisce affatto il possesso prolungato e, anche al cospetto di avversari molto organizzati e chiusi, invita i suoi giocatori a rischiare il passaggio più difficile nella metà campo dei rivali, a mettere in preventivo l'errore a patto che immediatamente dopo scatti la fase di riconquista della palla.
I DUE CRONOMETRI - Una proposta di gioco figlia di una rivelazione, di un'epifania (dal titolo del suo articolo per The Coaches'voice, un portale che ospita opinioni e contributi di tutti i principali allenatori) avuta negli anni '80, da giocatore/allenatore del Viktoria Backnang, formazione di sesta divisione tedesca, vedendo giocare la Dinamo Kiev del colonello Lobanovskyi. E rinforzata qualche anno più tardi, osservando il grande Milan di Arrigo Sacchi, di cui si è sempre definito grande estimatore. Regole ferree sul campo - in allenamento aveva la consuetudine di usare due cronometri durante le esercitazioni, uno col count-down fissato in 8 secondi (il tempo massimo per recuperare la palla), il secondo in 10 secondi, il tempo per concludere l'azione - regole ferree anche negli spogliatoi. Non sono perdonati gli atti di indisciplina, come l'uso dei telefonini in certi momenti e luoghi, e ai calciatori viene chiesto di imparare la lingua del Paese che lo ospita nel minor tempo possibile, in modo da recepire più facilmente le sue indicazioni.

IL RAPPORTO COI GIOCATORI - Duro, severo, ma altrettanto attento all'empatia nei confronti dei suoi giocatori e alla necessità di costruire un rapporto basato sulla fiducia. I calciatori devono recepire i messaggi, le istruzioni, anche le punizioni che vengono comminate nei loro confronti come qualcosa di logico, di giusto e necessario per il bene della squadra. Poi arriva il resto, la scelta del sistema di gioco migliore (predilige il 4-4-2) e i giocatori più adatti per interpretarlo, meglio se giovani e con pochi anni di carriera professionistica alle spalle, perché più affamati e curiosi di fronte alle novità. Ha già spaccato il Milan, ora vuole ribaltarlo completamente: è Ralf Rangnick.