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Il 30 marzo pubblicavo su questa rubrica un pezzo intitolato “Juve, ecco cosa ti manca: tre soluzioni per il dopo Pjanic”. Al suo interno potevate trovare il capitoletto ambizioso “VEDRETE LOCATELLI!”. Sì, oggi come allora ne sono fortemente convinto: Manuel è pronto per i bianconeri. E se non volete credere a un povero giornalista come me, uno che ha visto soltanto tutte le sue partite in neroverde, credete almeno a De Zerbi o allo stesso Pirlo. Potrà forse sbagliare tanto da qui in avanti (dubito) ma non sbaglierà di certo la scelta del regista, Pirlo. E anche solo figurare nella lista dei suoi preferiti deve essere un onore per Locatelli, per noi una garanzia. Che poi la Juve lo prenda o meno, questo è un altro paio di maniche. Arthur è considerato “un costruttore”, e magari sta già convincendo il Maestro da vertice basso mentre il Sassuolo cerca di trattenere il proprio gioiello (“Carnevali non è morbido”, ha detto De Zerbi a Sportitalia martedì sera).

In quello stesso articolo del 30 marzo non troverete invece il nome di Tonali, che reputavo e reputo ancora molto distante. La pista che lo portava all’Inter di Conte mi è sempre sembrata più sensata, più coerente, ma ora si è aggiunto pure il Milan, un altro mondo ancora. Se permettete, allora, vorrei provare ad approfondire l’argomento, e sviscerare per bene questa differenza tra i due registi italiani più chiacchierati del momento. Perché Locatelli è da Juve e Tonali no? Mancini intanto, per non sbagliare, li ha convocati entrambi.   
 
LA TRANQUILLITÀ DI LOCATELLI – Forse Pirlo apprezza la tranquillità tecnica di Locatelli, la calma maestria con cui riesce a sdipanare le situazioni di gioco più intricate. Una certa altezzosa disinvoltura, un’indolenza trattenuta, che dunque non prende il sopravvento restando pigrizia ma diventa un tutt’uno con la classe e la forza del giocatore. Non so se mi sono spiegato. Ci provo con le immagini adesso. Durante il secondo tempo di Sassuolo-Lecce a Locatelli è capitato di dover valutare questo pallone.       
 

 
Una spada di Damocle più che un pallone. Attorno, una cerchia di avversari era pronta a mangiarselo vivo. Mancosu in particolare. Impavido, e senza curarsi del trequartista di Liverani, Locatelli addomestica il pallone col collo del piede. Un classicone intramontabile. Va fatto come si deve il gesto tecnico, con la giusta dolcezza, altrimenti è palla persa.    
 

 
E dopo? Dopo sono affari tuoi, perché così le attiri le legnate. Sombrerino in controtempo. Ecce in media tempestate tranquillitas.     
 

 
Torna indietro mandando a vuoto Mancosu, e mentre il pallone è di nuovo per aria (però stavolta in controllo), Locatelli guarda a chi passarla. Lavorano occhi e cervello.  
 

 
Non servono altri tocchi, Mancosu rimonterebbe la carica. Quindi ecco il passaggio di controbalzo al giocatore più libero, ovvero Djuricic. Economia di movimenti, tecnica e visione.
 

 
Rallentare, velocizzare e pulire il gioco: Locatelli oggi è un regista superbo. Probabilmente il più forte della Serie A 19/20. Come per Sensi, anche nel suo caso bisogna ringraziare De Zerbi, il primo allenatore in grado di far luce vera sul suo talento.
 

 
L’ISTINTO DI TONALI – Ora prendiamo una situazione analoga tratta da Brescia-Fiorentina, e guardiamo il comportamento di Tonali. Stesso pallone spiovente, stesso accerchiamento. I quattro giocatori della Viola non sembrano voler attaccare immediatamente il centrocampista avversario come nella sequenza precedente Mancosu. Forse appena Pulgar, il più reattivo lì per lì. Chiesa corre addirittura in direzione opposta. Ma sono tutti a pochi metri. 
 

 
La risposta tecnica di Tonali al problema è la seguente (vedi immagine sotto). Molto impulsiva. Istintivamente verticale. Può c’entrare il contesto tattico del Brescia? Naturalmente. Confrontare questa sequenza con quella di Sassuolo-Lecce è un arbitrio di chi ha scritto questo pezzo? Forse.
 

 
Di fatto questo era un pallone che si poteva gestire diversamente e che invece è finito sui piedi di Badelj.
 

 
TONALI VERTICALE - Di Tonali d’altra parte colpiscono le verticalizzazioni sulle punte. La forza e la lunghezza di certi passaggi rasoterra (o quasi) che potremmo definire iperdiretti. Caratteristica questa che potrebbe tornare utile anche nell’Inter di Conte, dove la ricerca direttissima delle punte è imperativa, quasi un’ossessione. Nel Brescia Tonali ha giocato in un centrocampo a tre, col trequartista e le due punte davanti. Tolto il trequarti, lungo l’asse centrale è la stessa ossatura.   
 

 
TONALI AL MILAN? – Nel Milan post lockdown francamente fatico a vederlo titolare. Kessie e Bennacer hanno raggiunto un’intesa e un equilibrio notevole lì in mezzo. Inoltre dovrebbe calarsi in uno stile di gioco completamente diverso, molto più ragionato e fondato sul palleggio. Sarebbe ancora più curioso vedere la sua evoluzione in rossonero. Lo capiremmo meglio come giocatore.
A Conte e a Pioli piacerebbero senz’altro il temperamento e l’umiltà di Tonali. Ma anche la struttura fisica, la difesa del pallone e la caparbietà del classe 2000 di Lodi. Ha strappi, questo mediano, ma è tosto anche nelle riconquiste frontali, quando abbandona la sua postazione davanti alla difesa per aggredire in avanti. Ecco un Tonali uscito in pressione contro il Napoli, a contrastare Demme.  
 

 
Tanto cuore come vedete. Si spinge a volte anche dove non ha più senso andare, e forse questa inclinazione esporrebbe di più il 4-2-3-1 offensivo del Milan che il 3-5-2 di Conte. Ma l’ottimo lavoro che Pioli ha fatto con Kessie e l'algerino potrebbe funzionare anche con lui.
 
 
 
IL GIOCO CORTO – Tornando alle differenze tra Tonali e Locatelli, ce n’è una che balza proprio all’occhio. Riguarda il gioco corto. E qui probabilmente c’entra ancora moltissimo il contesto, il Sassuolo da una parte e il Brescia dall’altra. Tonali ha fatto il regista in una squadra in perenne apprensione. La retrocessione, un pensiero, un timore costante. Così dietro alla vocazione verticale delle rondinelle si nascondevano anche molti limiti, un gioco a tratti un po’ troppo caotico, col pallone che volava spesso di qua e di là. Per questo forse Tonali si sentiva in dovere di strafare, di prendere per mano il Brescia con giocate individuali. E a volte esagerava mostrando ingenuità che Locatelli, oggi, non commetterebbe mai. Come questa palese proprio contro l’Inter.       
 
 
Il Brescia viene rintuzzato dal lato forte dei nerazzurri, ma riesce a mantenere il possesso grazie alla connessione Donnarumma-Sabelli-Tonali. Il mediano tuttavia si incaponisce e, pressato anche alle spalle da Lautaro, anziché fare la sponda per Sabelli (palla dentro-palla fuori per un cambio di gioco del terzino stesso), decide di avventurarsi tra Gagliardini e Skriniar, non proprio due nanetti.
 

 
Anche Sabelli non comprende.
 

 
E così Tonali perde palla. Ora la domanda è: questi errori Tonali li commetterebbe anche altrove? Sono dovuti al contesto, all’inesperienza (quei due anni in meno rispetto a Manuel…) o a una comprensione del gioco ancora un po’ acerba, non ancora da top club? Probabilmente il Milan, sotto questo aspetto, sarebbe il migliore correttivo.