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La fisiognomica, ovvero la disciplina che deduce i caratteri di una persona dall’aspetto, nel calcio è una scienza esatta. Nel senso che certi giocatori sembrano nati apposta per indossare solo certe maglie. Giancarlo Antognoni lo si può solo pensare di viola vestito (non a caso quando ha dovuto indossare la maglia bianco-celeste del Losanna sembrava spaesato come un merlo sul vangato). Ma anche Totti è un giallorosso naturale, Baresi un rossonero e anche Ronaldo (quello gordo) non si riesce a ricordarlo se non nerazzurro. Ciò vale anche per la squadra con meno fantasia cromatica d’Italia. 
Causio, Conte, Montero e Bettega, per citarne quattro, senza il bianconero addosso avrebbero avuto un non so che di innaturale. Un po’ come se alla banda Bassotti si togliessero i maglioni rossi e la mascherina sul volto. Juventini si nasce, come assicuratori, esattori delle tasse e vampiri. Tutto questo per dire che Luca Toni con la maglia della Juve sembra aver raggiunto finalmente la sua fisiognomica corretta. 

«Luca è il palo della luce più costoso al mondo», hanno scritto i perfidi al suo passaggio in bianconero. Ora: è vero che con la maglia del Genoa Toni non ha fatto granché: «Due gol segnati casualmente di zucca e uno su rigore a Fifa 2011», hanno chiosato su Internet. Ma calcare la mano su ciò appare ingeneroso. Toni, infatti, è un centravanti che ha girato molte squadre con due costanti. Quella di aver fatto all’inizio innamorare i tifosi a suon di gol (la maglietta «Toni e furmini» l’ho indossata anch’io). E quella di essere poi accolto dagli stessi ex tifosi a pernacchioni (a Palermo, per gradire, lo attesero con 60.000 fischetti in bocca). Non certo a caso. 

Toni è un vero professionista dei gol senz’anima, ideale per le piazze che se uno arriva secondo viene cacciato (vero Ancelotti?) e che oggi si sentono orfane di Moggi perché «non avrà avuto comportamenti ortodossi ma con lui si vinceva». Un perfetto bianconero dentro, inadatto all’arcobaleno emotivo dei cuori innamorati della propria squadra a prescindere dai risultati. Per questo Toni ha dichiarato la sua felicità nell’essersi accasato a Torino. Per questo, quando arriverà a Campo di Marte, noi saremo felici di dedicargli una colonna sonora di fischi che nemmeno le melodie di Morricone. Due felicità identiche per due modi opposti di concepire il calcio.