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Torna all'Inter, è ormai solo una questione di tempo. Di giorni, al massimo dieci, perché entro il 30 giugno l'affare va chiuso. Romelu Lukaku dal primo luglio sarà (di nuovo) un giocatore nerazzurro, torna a Milano, nella città dove è diventato grande, dove ha vinto lo scudetto e giocato una finale di Europa League, lo farà perché a Londra, per lui, non c'è più posto. L'aria dalle parti di Stamford Bridge era diventata irrespirabile, quel "sono felice e fortunato di essere tornato in questo meraviglioso club" dichiarato lo scorso 12 agosto nel corso dei mesi è diventato "non vedo l'ora di andarmene".

PAROLE FUORILUOGO - Che ci sarebbe stata la rottura, che ci sarebbe stata ancora l'Inter nel suo futuro lo si era capito lo scorso gennaio, quando Lukaku aveva sorpreso tutti, dichiarando a Sky Sport:  "Spero davvero con tutto il mio cuore di poter tornare un giorno all’Inter e non alla fine della mia carriera. Vorrei tornare quando sarò ancora ad alti livelli per provare a vincere ancora di più con la maglia nerazzurra". Parole fuoriluogo, che al Chelsea non sono piaciute, soprattutto allo spogliatoio, dove non c'è mai stato grande feeling e da quel momento si è fatto più di un nemico.
NON C'ENTRA NULLA - A molti compagni non è andato giù l'atteggiamento da prima donna, da divo che Big Rom ha tenuto per tutta la stagione. Un accentratore fuori e dentro il campo, dove ha avuto più di un problema. Tuchel non è Conte, il gioco del tedesco non prevede "palla a Lukaku e facciamo gol", il 9 di turno deve partecipare al gioco, non deve essere solo un finalizzatore. Lukaku non ha saputo essere quello che l'ex guida del Borussia Dortmund voleva, come ammesso candidamente dopo la partita con il Palace "Fatica a inserirsi nel nostro gioco". Per il bene di tutti è meglio dividersi, forse non era nemmeno necessario ritrovarsi. Per 115 milioni di motivi.