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Giocava, a Prato, insieme con Paolo Rossi. “Se la cavava benino” disse Pablito, intervistato su quello che sarebbe rimasto per sempre un suo amico. Ma “benino” non bastava a Francesco Nuti. Lui voleva tutto, per orgoglio e per talento. Lasciò perdere con il calcio e seguì il suo istinto di artista. Un grande artista.

Bravo e fragile. Intuizioni e idee originali che lo portarono a diventare, come Paolo Rossi con il pallone, il bomber del cinema, del teatro, della musica. Dall’esordio con i Giancattivi in “Ad Ovest di Paperino” a ”Caruso Pascoski”, passando per “Madonna che silenzio c’è stasera” e “Io, Chiara e lo scuro”. Un trionfo dietro l’altro. Il successo come un peso.

Erano fragili le spalle di Francesco. Venne letteralmente travolto da quello tsunami mediatico che è possibile gestire e domare soltanto se possiedi un’altissima dose di cinismo e di distacco dalle emozioni. Ma lui era un poeta, non un ragioniere e non resse l’onda d’urto. Parlava con gli occhi e con il sorriso. Era timido. Cadde nella depressione e nell’alcool.
Poi, un giorno che era solo in casa con i suoi fantasmi a tormentarlo, rovinò dalle scale battendo il capo contro uno spigolo. Lo trovò in coma la governante ore dopo l’incidente. Troppo tempo era trascorso, senza soccorso, da quella caduta. Francesco era finito in un mondo tutto suo dove è possibile capire ma è impossibile comunicare.

Oggi, da sei anni, vive su una sedia a rotelle in una struttura di Firenze. Con lui tutti i giorni la figlia Ginevra che, ormai maggiorenne, ha ottenuto la responsabilità del babbo il quale quando lei era bimba confessò pubblicamente che lei era e sempre sarebbe stata l’unico amore vero della sua vita. Lui che aveva avuto come morose donne bellissime al suo fianco. Festeggerà con la sua bambina, oggi, il suo compleanno. 

Sessantasei lune le ultime delle quali coperte dalle nuvole ma raccontate alle voci di chi gli vuole bene. E sono tanti, perché Francesco lo merita. Così maledendo questo silenzio che c’è stasera senza la sua risata malinconica sono certo che anche Pablito arriverà da lui per dargli una tenera carezza.