Calciomercato.com

  • Malgioglio, la parata più bella: sarà premiato da Mattarella per il suo impegno per i bimbi disabili

    Malgioglio, la parata più bella: sarà premiato da Mattarella per il suo impegno per i bimbi disabili

    • Andrea Distaso
    Una Coppa dei Campioni con la Roma sfumata dagli undici metri nella drammatica finale contro il Liverpool di Grobbelar, uno scudetto conquistato da vice di Walter Zenga nell'Inter dei record di Trapattoni. Ma la vita di Astutillo Malgioglio, per tutti Tito, è molto altro e appartiene soprattutto alla sfera extra-calcio, a quella dimensione che l'ex portiere, oggi 63 anni, si è voluto ritagliare in compagnia della moglie Raffaella: aiutare i più sfortunati, quelli a cui il destino non ha regalato le luci di ribalta e tanto meno una strada in discesa. Bambini con disabilità motorie gravi, molti dei quali hanno avuto la loro opportunità di sentirsi considerati proprio grazie all'opera di Malgioglio. Che il prossimo 29 novembre riceverà direttamente dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'Ordine del Merito per l'impegno civile.

    LA PARATA PIU' BELLA - Il riconoscimento per un lavoro enorme, umanamente immenso al servizio di famiglie che da sole non riuscirebbero a crescere i propri figli cercando di fargli vivere un'esistenza "normale": "Ho già ricevuto talmente tanto dalla mia vita, che non penso di meritare anche questo. Non so se sono degno di ricevere questa onorificenza, voglio condividerla con le famiglie di quegli angeli che mi hanno dato la possibilità di fare la cosa più bella del mondo: aiutare il prossimo. E ogni volta che ci riesco, mi sento l’uomo più fortunato della Terra", racconta Tito dalle pagine de La Gazzetta dello Sport. Tutto iniziò molti anni fa, quando aveva appena 19 anni e giocava in Serie B a Brescia: "Grazie ad un amico, visitai per la prima volta un centro per disabili. Mi impressionò la loro emarginazione, l’abbandono. Fu un’emozione fortissima, un pugno nello stomaco. I miei genitori si sono sempre impegnati nel sociale, mi avevano già insegnato il rispetto e la solidarietà verso gli altri, ma quel giorno tutto mi apparve chiaro. La vita non poteva essere solo una palla di cuoio che rotola. Mi sono messo a studiare e mi sono specializzato nei problemi motori dei bambini. Poi col primo ingaggio ho aperto una palestra, ERA 77, dalle iniziali dei nomi di mia figlia Elena nata nel 1977, di mia moglie Raffaella e del mio. Lì offrivamo terapie gratuite ai bambini disabili. Li aiutavamo a camminare, a muoversi da soli".

    ESSERE DIVERSO - Erano gli anni Ottanta, periodo d'oro del calcio italiano e nel quale il campione diveniva sempre più personaggio pubblico e protagonista anche della mondanità. Mentre molti si godevano la vita come tanti giovani dell'epoca, Malgioglio preferiva concentrarsi su quella che sarebbe divenuta la sua ragione di vita: aiutare il prossimo. E in un mondo sempre troppo pronto a giudicare e percepire con diffidenza quello che è "diverso", anche una passione così bella e così umana è finita per diventare oggetto di attenzione, ma nella maniera peggiore che si potesse immaginare. Dopo due stagioni alla Roma, si trasferisce in una Lazio in grossa difficoltà societaria e che faceva la spola tra Serie A e Serie B. Un rapporto mai decollato, concluso con un episodio che nella testa di Malgioglio è rimasto scolpito: al termine di una partita in cui era stato fortemente contestato, apparve in Curva Nord un ignobile striscione - "Tornatene dai tuoi mostri" - che ne scatenò una reazione altrettanto violenta, inusuale per un uomo estremamente mite e pacifico. Il portiere si sfilò la maglia, la calpestò, ci sputò sopra e la lanciò ai suoi "tifosi".

    UNA NUOVA VITA - Un gesto forte, un atto di ribellione al becerume e alla stupidità che già allora cominciava ad affiorare nei nostri stadi. Ma che non ha arrestato la sua forte determinazione nel fare del bene e che negli anni, dopo la chiusura nel 2000 della palestra riabilitativa realizzata grazie proprio ai soldi guadagnati attraverso il calcio, lo ha portato a sposare la causa del sostegno ai bambini affetti da disabilità e alle loro famiglie in maniera differente. "Abbiamo deciso di intraprendere una strada diversa: seguire i casi più gravi a domicilio. E questo mi ha aperto un mondo umanamente ancora più intenso e appagante: perché siamo entrati a far parte di queste famiglie, abbiamo condiviso sofferenza, dolore, ma anche sorrisi, miglioramenti e risultati, riuscendo a capire meglio e a vivere sulla pelle la loro situazione e la disabilità". Gesti concreti che lo hanno aiutato a mettere da parte l'amarezza per essere stato quasi dimenticato da quello che era stato per anni il suo mondo, il calcio, ma che non gli hanno impedito di ricevere un tributo molto più importanti da parte delle persone che ha aiutato. E l'onoreficenza di cui sarà insignito per mano di Mattarella ha un valore incommensurabilmente più grande: più di uno scudetto o di una Champions League.

    Altre Notizie