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Da Novara a Manchester: nove anni dopo, Bruno Fernandes è pronto a sfidare nuovamente il Milan. Lo farà nell'andata degli ottavi di finale di Europa League, da giocatore ormai maturo ed estremamente decisivo per i Red Devils: "Ero giovanissimo" racconta a La Gazzetta dello Sport. "Dovevo completare la crescita fisica, passavo da un paese all’altro. In Italia non mi sono affermato completamente perché la figura del trequartista nel vostro calcio non ha vita facile. La storia di Dybala mi pare illuminante. Tutti si aspettano qualcosa di speciale da lui, ma si è sempre severi nei suoi confronti. Udine è stata, anche per gli anni trascorsi in Friuli, la tappa più importante, ma il cambio di allenatori non mi aiutò. Peccato, perché avevo trovato un vero maestro, Francesco Guidolin. Se avessi trascorso più tempo con lui, forse sarebbe andata diversamente. In ogni caso, posso solo ringraziare l’Italia per quello che mi ha dato. Sono stato bene, ho vissuto un’esperienza di crescita, mi sono misurato con un paese dove il calcio è di altissimo livello".

SULLE DIFFERENZE CON LA PREMIER - "In Premier c’è molta intensità. Il ritmo è elevato. Le piccole hanno qualità e ti fanno soffrire. In Italia la tattica è da università dello sport".
SUL MILAN - "Sotto certi aspetti, noi e il Milan siamo uguali. Due club dal passato prestigioso, dieci Champions nella sala trofei, che hanno attraversato una fase di transizione, ma stanno tornando in alto. A inizio campionato, nessuno pensava che il Milan potesse lottare per lo scudetto. Siamo a marzo ed è secondo, gioca bene, ha giovani interessanti e possiede il valore aggiunto della forza di Ibrahimovic".

SUL PORTO - "Non sono sorpreso. Il Porto ha una mentalità vincente, pratica un calcio aggressivo e mi aspettavo che potesse creare problemi alla Juventus. Ronaldo? Cristiano è uno dei grandi della storia del calcio. La sua mentalità ispira chi pratica questo sport. Ha vinto tantissimo, ma nessuno può vincere da solo. Capisco che la sua presenza nella Juve avesse creato attese enormi per la Champions, ma quando una squadra perde, perde una rosa intera, non un singolo giocatore".