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Quante volte ci siamo soffermati a rimpiangere con tanta nostalgia il calcio di una volta, quello legato alle bandiere, alle maglie con la numerazione classica dall'1 all'11... L'indiscrezione trapelata dall'Inghilterra della maglia numero 7 del Manchester United offerta allo juventino Arturo Vidal pur di convincerlo a sposare la causa dei Red Devils avrà fatto sobbalzare qualche appassionato di buona memoria. Il numero portato con orgoglio da George Best, Eric Cantona, David Beckham e Cristiano Ronaldo ad uno dei migliori centrocampisti in Europa, ma certamente non un giocatore che del talento fa il suo punto di forza. Un esempio che vale per tante altre situazioni e che fa capire una volta di più come i sentimenti abbiano lasciato spazio da tempo al marketing.

I TORMENTI PER LA NUMERO 10 - E' un presupposto fondamentale considerare l'incidenza che oggi ha la necessità di creare un marchio per un calciatore in grado di rappresentare una risorsa in termini di ricavi anche fuori dal campo. Così nessuno si lamenta a Madrid se Ronaldo ha preso nel cuore dei tifosi blancos il posto (e il numero) di Raul, mentre l'indignazione è stata maggiore quando Lassana Diarra, un faticatore di centrocampo, ha scelto la 10, maglia che Zidane, per sua volontà, non accetto optando per la 5. L'ingaggio, poche settimane fa, di James Rodriguez ha fatto giustizia dopo un po' di tempo... Situazione analoga è stata vissuta all'Arsenal col difensore francese William Gallas, che fino a qualche anno prima apparteneva ad un certo Dennis Bergkamp o alla leggenda Paul Merson. Spostandoci in Italia, ha fatto discutere il tragitto compiuto dalla numero 10 al Milan: Rivera, Gullit, Savicevic (con Baggio costretto a prendere la 18), Boban, Rui Costa, Seedorf, Boateng e per finire Honda! Scelta che non può che essere giustificata dai risvolti commerciali del suo acquisto lo scorso anno.
L'ESEMPIO DI JUVE E INTER - Alla filosofia un po' retrò di dare certi numeri a chi ne incarna le caratteristiche evocate da quei numeri si è ribellato un insospettabile come Alessandro Del Piero, che non ha mai fatto un problema del passaggio del suo 10 alla Juventus. Ma il club bianconero, fedele alla sua tradizione di grandi fantasisti e al concetto che quella maglia spetta solo a giocatori speciali, l'ha consegnata a Carlos Tevez, certamente il calciatore di maggior talento e carisma presente oggi. Anche l'Inter ci tiene particolarmente e, rimanendo all'epoca recente, la 10 è traghettata da Ronaldo ad Adriano, passando per Sneijder e Kovacic; addirittura a Napoli nessuno ha avuto il coraggio di ereditare la maglia indossata da Maradona e il club ha deciso infatti di ritararla definitivamente per evitare inutili imbarazzi.

SCELGO IO L'EREDE - Decisione che è stata presa tardivamente dall'Ajax, che ha tolto dalla circolazione la mitica 14 di Cruijff solo nel 2007, mentre il Liverpool, in barba alla tradizione, consegnò la 9 di Rush e Fowler alla meteora spagnola Iago Aspas, proveniente dal Celta Vigo. Nel calcio moderno esistono anche esempi di giocatori che, una volta vistisi celebrare col ritiro della maglia a cui è stata legata la propria carriera, hanno preteso di porre delle condizioni per la successione. La 3 di Paolo Maldini potrà essere vestita solo dai suoi figli, qualora riuscissero a ripercorrere le orme di papà, mentre il Colonia non potrà dare la 10 dell'idolo di casa Lukas Podolski fino a quando non si ritirerà dall'attività agonistica.