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Curiosità, simpatia e affetto. Sono i tre sentimenti popolari che avvolgono e che proteggono la nostra Nazionale la quale, dopo domani sera, aprirà il ballo degli Europei contro la Turchia. E’ nuovamente un azzurro brillante e rilucente quello che colora i nostri sogni. Una tinta che era diventata slavata e priva di fascino. Il popolo del calcio sembrava essere diventato indifferente rispetto a quello che accadeva ai rappresentanti del nostro Paese nel mondo.

Era dai tempi di Enzo Bearzot e di Cesare Maldini che l’Italia non veniva vissuta sulla pelle della gente e poi andava a toccare le corde del suo cuore. E questo ben oltre la siepe dei risultati che, buoni o meno buoni, non riuscivano a trasformare gli azzurri in un gruppo di amici e di compagni per ciascuno di noi. Quelli della porta accanto che il calcio contemporaneo ha cancellato. Quelli che imparavi a conoscere come campioni e anche come persone.

L’operazione portata avanti con grande intelligenza da Roberto Mancini e da Gianluca Vialli, supportata dal saggio atteggiamento dei vertici federali, ha ridato ossigeno e smalto all’azzurro che, poco alla volta, è tornato ad essere il simbolo delle nostre passioni e la colonna portante sulla quale poter appoggiare il tetto delle nostre fantasie più liete. Le quattro puntante televisive della serie “Il sogno azzurro” in onda in questi giorni sono la chiave per riaprire una porta sbarrata da troppo tempo.
Conoscere l’Italia del back stage, quella del dietro le quinte, per poterla amare. Era mai accaduto che un commissario tecnico concedesse il permesso alle telecamere di entrare nel privato di un ritiro per mostrare al pubblico del tifosi, ma anche no, scene di ordinaria quotidianità solitamente blindata per gli sguardi curiosi. Un mondo altamente efficace per alimentare la coesione empatica tra la piazza e il gruppo, un’Italia senza veli composta da ragazzi come noi.

Da venerdì in avanti conterà il gioco e peseranno i risultati. L’Italia ha già mostrato di possedere tutte le carte in regola per arrivare a compiere l’impresa a suon di gol e di spettacolo. Sarà quel che sarà, sperando che le stelle cattive rivolgano la loro attenzione altrove. Un dato, comunque, è accertato ancora cominciare. Mancini e Vialli, forti anche degli insegnamenti di quel meraviglioso tecnico che fu Vujadin Boskov, hanno già vinto restituendo la Nazionale ai loro legittimi proprietari. Ciascuno di noi.