Giocar bene era obbligatorio, vincere una conseguenza. L’Italia non ha tradito le attese, anche se contro la Finlandia mi aspettavo un primo tempo migliore e qualche gol in più rispetto a quelli realizzati da Barella (anche se sul tiro c’è stata la deviazione netta di Vaisanen) e di Kean. Lo juventino è uno dei più giovani calciatori che abbiano segnato in azzurro (19 anni e 23 giorni, dietro a Nicolè, ma davanti a Rivera), a dimostrazione che Roberto Mancini aveva visto giusto a schierarlo fin dal primo minuto

Resto convinto che con Quagliarella al posto di Immobile (peraltro bravissimo a conquistar palla, difenderla e servire l’assist vincente a Kean), il risultato sarebbe stato più rotondo. In poco più di dieci minuti, il doriano ha girato di testa chiamando Hradecky ad una superlativa deviazione e colpito l’incrocio dei pali con un destro portentoso. In entrambi i casi il passaggio e l’assist sono stati di Bernardeschi che, però, tra tutti è quello che mi è piaciuto di meno insieme a Jorginho. E’ vero che su l’ex viola c’era un netto calcio di rigore nel finale di primo tempo, ma è altrettanto vero che ha perso troppi palloni e concluso male almeno un paio di volte. Non dico che Bernardeschi sia rimasto alla notte dell’Atletico, ma per diventare leader della Nazionale e onorare il numero dieci che si porta sulle spalle serve maggiore continuità e minore velleità.

Perché avrei preferito Quagliarella a Immobile? Perché tra i due, in questo momento, non c’è confronto. A uno riesce quasi tutto, all’altro quasi niente. Cercano entrambi il gol ma, a parte la leggerezza che Immobile non ha, sono profondamente diversi nel modo di giocare. Immobile attacca la profondità anche quando non dovrebbe finendo in fuorigioco troppo spesso, Quagliarella invece sa venire incontro, dialogare, buttarsi dentro. Ha un repertorio più vario e più vasto che usa senza arroganza. Ciro è generosità, ma anche confusione, Fabio è lineare ed essenziale.

Comunque se non è il caso di battere la grancassa per il successo sulla Finlandia, non vale la pena nemmeno soffermarsi sui dettagli. I ragazzi sono giovani (ha esordito anche il quindicesimo giocatore, Zaniolo, che nel finale ha sostituito Verratti), hanno più di un anno per crescere con le gare di qualificazione, la Nazionale sta riscuotendo fiducia ed entusiasmo, Mancini non può fare peggio di Ventura (anche perché all’Europeo sono promosse le prime due di ogni girone e il nostro è oggettivamente facile), si comincia anche a vedere qualche sprazzo di gioco, c’è da considerare che a Udine mancavano tre titolari sicuri: Insigne, Chiesa e Florenzi. Il bello è che nessuno se ne è accorto.

In sede di presentazione avevo espresso i miei dubbi su Piccini e Biraghi, i due esterni della difesa a quattro. Ben lungi dall’essermi ricreduto, devo comunque ammettere che hanno interpretato bene le due fasi. Stranamente Piccini ha attaccato di più, Biraghi (sostituito nel recupero da Spinazzola) non ha difeso nemmeno benissimo. Per quel che conta, l’Italia non subisce reti da 388 minuti anche se ha rischiato di prendere il pari su un mezzo contropiede in cui Lod ha messo in mezzo per Pukki (in ritardo Bonucci) che ha colpito di esterno e con il piede sbagliato a due passi da Donnarumma.  Tutto questo per dire che, nonostante un esordio incoraggiante, siamo ancora lontani dall’eccellenza assoluta. Per me il migliore in campo è stato Barella e il gol (al 7’) c’entra poco. Per quanto sia stato bello e coraggioso il tiro al volo del centrocampista del Cagliari, difficilmente sarebbe entrato senza la deviazione di Vaisanen. Al contrario la sua prestazione è stata di tecnica e sostanza. Con lui la palla viaggia sempre in verticale, i tocchi sono ridotti, molte le palle recuperate. Bene anche Verratti, mentre - l’ho già scritto - Jorginho è rimasto nettamente al di sotto dei suoi standard.

Martedì, a Parma, sotto con il Liechtenstein, cenerentola del girone, per partire facendo bottino pieno. Mi aspetto tanti cambi (dentro Spinazzola, Romagnoli, Sensi, Zaniolo, Quagliarella) e tanti gol. La strada è giusta, è anche in discesa, ma ogni occasione è buona per migliorare.     
 
IL TABELLINO
 
ITALIA-FINLANDIA 2-0

Italia (4-3-3):
 Donnarumma; Piccini, Bonucci, Chiellini, Biraghi (46' st Spinazzola); Barella, Jorginho, Verratti (40' st Zaniolo); Bernardeschi, Immobile (35' st Quagliarella), Kean.
A disp.: Sirigu, Cragno, Mancini, Romagnoli, Sensi, Grifo, Politano, Pavoletti, El Shaarawy. All.: Mancini

Finlandia (5-3-2): Hradecky; Granlund (45' st Soiri), Toivio, Arajuuri, S. Vaisanen, Pirinen; Lod, Kamara, Sparv; Pukki (38' st Karjalainen), Hamalainen (25' st Lappalainen).
A disp.: Jaakkola, Joronen, Lam, Jensen, Kauko, Schuller, Taylor, L. Vaisanen, Sumusalo. All.: Kanerva

Arbitro: Grinfeld (Israele)
Marcatori: 7' Barella (I), 29' st Kean (I)
Ammoniti: Sparv (F); Verratti, Piccini (I)
Espulsi: -